CONdiVISIONE – la performance in 20 foto

Fare antropologia, oltre che pensarla e teorizzarla, è l’idea guida che ci ha spinto a costituirci come associazione. Un’antropologia che si occupi di fornire degli strumenti di lettura e, in seconda battuta, di intervento rispetto alle problematiche del nostro quotidiano. Per questa ragione abbiamo deciso di inaugurare l’evento di ramodoro, “CONdiVISIONE“, con una performance a partecipazione collettiva.

L’arte è uno strumento espressivo in grado di produrre uno shock estetico e favorire il processo trasformativo. Come per l’antropologia, anche per l’arte si tratta di un “fare” per trasformare, per indurre ad una riflessione e a una riflessività, quella capacità di riflettere anche su se stessi. ramodoro intende l’arte nel suo valore primigenio, che è politico: arte per la comunità, arte per educare, arte per curare, arte per canalizzare conflitti e creare spazi di partecipazione condivisa.

Ecco allora che CONdiVISIONE ha preso le mosse dall’esperienza corporea per poi arrivare in un secondo momento al confronto teorico e al dialogo verbale con il pubblico.

Abbiamo voluto giocare con l’idea di confine, a partire da una suggestione materica e tangibile.

¿frontera esta_tal?

ESEN

Opere Gigi Piana

Dal 23/02 al 03/03 negli spazi espositivi di Espronceda a Barcellona. Giovedì 22/03 alle ore 19.30 si inaugura la mostra alla presenza dell’artista che svolgerà una performance coinvolgendo il pubblico. Scopri di più e partecipa all’evento su “¿frontera esta_tal? | Gigi Piana”.

Le linee e i confini vengono usati per rappresentare le nostre identità. Questo tema che ha assunto una rilevanza sempre maggiore, diventando una tra le più diffuse chiavi d’interpretazione della realtà odierna. Anche in Catalogna e in Spagna la domanda “chi siamo” è al centro del dibattito politico e sociale. I lavori di Gigi Piana sono quindi importanti per ricordarci che l’identità non è un destino, bensì un insieme di decisioni: non solo decidiamo dove disegnare i confini, ma questa linea si può spostare e ridisegnare.

Un architetto mi disse (la ciclabile e il casermone)

Questa foto è un pretesto. Un pretesto per parlare di cultura, abitudine al pensiero, immaginario. Forse mi sto ponendo un obiettivo un po’ troppo ambizioso ma quantomeno ci provo.

Si tratta di una foto scattata a Copenaghen nel 2013, sull’isola di Amager (si pronuncia /ama/). L’isola di Amager, collegata al resto della città attraverso una serie di ponti di medie e grandi dimensioni, costituisce di fatto un quartiere nonché una zona a sé. Qui siamo sull’isola di Amager, ci si sente spesso dire a Copenaghen, quasi ad intendere uno spazio altro. Altro ma non troppo: inutile indugiare su questo particolare perché rimane comunque un pezzo di città tutt’altro che estraneo. Mi è stato descritto come uno spazio più selvaggio rispetto al resto della metropoli. Poi come spazio in cui si possono fare diverse cose ed infine come il luogo che ospita la spiaggia.

Nomadi nostro malgrado

Foto: Mareo Rodriguez (Colombia) installazione “Emerging Topographies” Artenelbosco, Santuario di Banchette (BI)

Dello spazio, delle relazioni e della molteplicità.

Da anni, un po’ per lavoro e un po’ per passione, coltivo due interessi: l’Africa e il Piemonte meridionale. Spesso, come in questi ultimi mesi, questi due paesaggi mi tengono occupata in modo parallelo. Il Kenya (dove ho condotto le mie ricerche) e le colline della provincia cuneese (dove abito e lavoro) sono due spazi che mi interrogano sulla mia identità e sulle mie appartenenze. I «ritmi» e le «atmosfere», così come De Boeck ha descritto la la «misticità» che permea gli spazi urbani africani e la loro atmosfera sincopata, sospesa, inattesa ed eccessiva allo stesso tempo (De Boeck 2015), riguardano la relazione profonda che, sin dalla nascita, instauriamo con i luoghi.