Second Skin – Hospital Uganda

Il corpo è per l’uomo il primo luogo in cui si manifesta lo stupore di essere se stessi.
D. Le Breton

Dall’11 al 21 ottobre 2017 è stato possibile visitare la mostra Second Skin – Hospital Uganda, a cura di Cute Project Onlus & Colezionissima, presso la Galleria Accademia di Torino. La mostra raccoglieva le opere, le fotografie e i testi di Gigi Piana, realizzate durante la missione di Cute Project Onlus a Fort Portal in Uganda a fine del 2016.

Che cosa ci faceva un artista visivo nell’equipe di medici chirurghi e anestesisti incaricati di svolgere una missione umanitaria per la cura e la ricostituzione di corpi lesionati da ustioni?

Probabilmente la motivazione è la stessa per la quale Gigi Piana, artista visivo e performer, è parte attiva di un’associazione formata per lo più da antropologi culturali, orientati al fare antropologia, oltre che a teorizzarla. L’etimo della parola chirurgia è “operare con le proprie mani”, e ha molto a che vedere con l’etimo di arte, che rimanda alla “capacità di agire e di produrre secondo un complesso di regole e di esperienze tecniche e conoscitive”, recita l’enciclopedia Treccani. L’antropologia medica da anni riafferma la centralità del corpo e delle sue tecniche, delle sue abitudini socialmente acquisite, dei suoi modi di soffrire e di curarsi, in un processo che procede dall’esperienza sensoriale per andare ad organizzare sistemi di significato rispetto al proprio essere al mondo.

orientarci/si

Abbiamo deciso di inaugurare “orientarci/si” con una performance a partecipazione collettiva poiché riteniamo che alcuni linguaggi siano in grado più di altri di “parlare” in modo efficace. L’arte, nelle sue tante forme e declinazioni, come sottolinea F. Schott-Billmann, da un lato di ex-prime (preme fuori, esprime) e dall’altro im-pressiona (preme dentro, im-prime), produce shock estetico e proprio per questo favorisce il processo trasformativo.

Quindi per presentarci come associazione che tenta il dialogo tra più ambienti disciplinari, abbiamo deciso di partire dall’esperienza, prima che dalla teoria. L’esperienza vissuta e condivisa dai partecipanti ha preceduto il tempo dedicato agli interventi verbali, volti a narrare ciò che ci muove e a dare voce ad alcuni membri che hanno portato la loro testimonianza rispetto all’uso che si può fare dell’antropologia fuori (e anche dentro) l’accademia.

orientarci/si: arte, danza e antropologia

Venerdì 19 Maggio ramodoro presenta presso lo Spazio HYDRO di Biella i propri progetti con un evento che combina arte, performance e antropologia.

Un’occasione unica per riflettere su come ci orientiamo nella modernità. In questo mondo globale nel quale sempre più spesso l’uomo si sente spaesato, l’antropologia, che ha proprio nello spaesamento uno dei suoi principali strumenti euristici, intende proporre attraverso l’uso di linguaggi artistici approcci ibridi ed inediti per decifrare i segnali che ci circondano e provare così a ri-orientarci. L’evento sarà l’occasione per comprendere che cos’è l’antropologia, disciplina in costante ridefinizione di se stessa, e come questa può essere utilizzata per affrontare alcune delle grandi sfide odierne: comprendere cause e conseguenze della marginalità sociale e delle vulnerabilità strutturali, rivisitare l’incontro con l’Alterità, oggetto principe della disciplina antropologica, ma anche fondamento imprescindibile del vivere insieme.

Ogni cento metri il mondo cambia

Foto di Ewa Gleisner, Opera di Gigi Piana planisferi(semisfere) new skyline

Esistono tanti tipi di confini. Alcuni materiali, fisici, altre volte invece abbiamo a che fare con confini simbolici, culturali, più labili e invisibili ma pur sempre reali. Si tratta di muri, filo spinato, migrazioni, sofferenze e speranze. Si tratta di persone che li sfidano, li trapassano mettendosi in gioco e a volte rischiando anche la vita.

In occasione della VI edizione del “Festival della TV e dei nuovi media” dal 4 al 7 maggio 2017 si terrà la mostra collettiva “Ogni cento metri il mondo cambia”.

second skin

Sono rientrato domenica da una missione a Fort Portal, una città dell’Uganda occidentale, sui monti Ruwenzori, dove ho affiancato il team di Cute Project.

Cute Project è una onlus torinese presieduta dal Dott.or Daniele Bollero, che da anni lavora nella formazione teorica e pratica del personale sanitario nei paesi in via di sviluppo, in particolare nell’ambito della chirurgia plastica ricostruttiva e nella prevenzione delle ustioni.