Ciò che la parola non dice, il corpo esprime

Esplorazioni in danzamovimentoterapia con giovani aspiranti infermieri

Il 6 dicembre 2016 la giornata comincia presto. Alle 8 del mattino siamo pronti per entrare in una RSA della periferia ovest di Torino, nello spazio adibito alle attività di formazione con studenti universitari del Corso di Laurea in Infermieristica. I venti ragazzi circa che conosceremo hanno scelto di partecipare ad un percorso laboratoriale di Danzamovimentoterapia Espressivo-Relazionale (DMT-ER), che nel corso del triennio si inserisce nella formazione alla Relazione d’aiuto e al Caring.

Ci attende una mattinata intera di lavoro; sono alla prima esperienza in questo contesto. Insieme con un’altra tirocinante affiancheremo nella conduzione del laboratorio una danzaterapeuta ed infermiera di lunga esperienza e un professore di Scienze Infermieristiche, che oggi indossa la veste istituzionale di titolare del corso, ma che ho conosciuto nel ruolo di allievo presso la scuola di DMT-ER che frequento da un anno, e che ha reso possibile l’inclusione della DMT-ER nel programma curricolare del Corso di Laurea.

La narrazione come dispositivo di cura

La narrazione oggi è uno degli strumenti educativi più accreditati per indagare la conoscenza del sé e sviluppare la comunicazione interpersonale. La possibilità di individuare e sperimentare le molteplici dimensioni della cura in educazione, insieme alla riscoperta dell’importanza del tema dell’ascolto, rappresentano per la pedagogia contemporanea una fonte inesauribile di stimoli e sfide. Nel lavoro educativo, così come in tutte le professioni che si occupano di cura, dare forma scritta a pensieri ed emozioni, cercando di analizzare criticamente la realtà di un contesto sociale esperito da un punto di vista professionale, non è semplice. Durante l’attività professionale, osservare le situazioni da un punto di vista che non sia quello operativo, esterno alla situazione, non è facile: gli eventi travolgono, richiedono un intervento immediato e molto spesso ci si ritrova in balia delle circostanze, senza la possibilità di elaborare e condividere quanto accaduto.