Battito incessante

Bangui, 15 aprile 2017

Percorrendo il tratto di strada per arrivare alla maternità di Gbaya Dombia, è la stessa geografia della città a suggerirti che stai per inoltrarti nel mondo di PK 5. La strada, l’asse che separa il secondo dal quinto -per insinuarsi nel terzo- arrondissement di Bangui, prima ampia e relativamente trafficata, si fa via via più stretta e vivace. I sensi si perdono nel brulicante fermento che contraddistingue questo angolo di città.

Una spremuta di cielo

Foto Flickr

Bangui 1 aprile 2017

Un vento leggero addolcisce l’aspro caldo torrido che caratterizza le giornate in CAR, Repubblica Centrafricana. Mi accarezza mentre mi trovo sul balcone di casa, mentre osservo il dolce e lento susseguirsi della vita del fiume: pescatori che gettano le reti, arrancano sulle piroghe che si incagliano a causa del basso livello dell’acqua, uomini che raccolgono sacchi di terra per farne mattoni scaldandoli nei forni ai bordi delle vie, bambini che raccolgono taniche di acqua da fonti improvvisate in mezzo al pantano. Immagino cosa ci sia nell’isola in mezzo al fiume: mi sembra di vedere il brulicare della vita, di udire le voci delle persone che spingono le barche con tutte le loro energie, di sentire il profumo degli avocado mischiato all’odore dell’immondizia bruciata.

Piccole grandi città d’Africa

Nairobi State of Mind – Michael Soi

Le narrative che raccontano l’Africa riproducono l’immagine di spazi sconfinati e vuoti in cui emergono, qua e là, agglomerati urbani dipinti spesso come gironi infernali. Dagli slum di Nairobi alle discariche di Accra, dalle proteste nelle strade di Bujumbura alle township sudafricane, le città africane sembrano non poter sfuggire alle despondency theories che riguardano il Sud Globale. Megalopoli in cui si gioca, a volte con successo e altre altre volte no, la sfida dello sviluppo nel continente africano. Non è ben chiaro cosa giunga a noi di queste città. Abituati a pensare l’Africa o come “Terzo Mondo” o come paradiso turistico, conosciamo ben poco della vita quotidiana dei suoi abitanti e delle sue città. Dati alla mano, questa visione del continente africano dice ben poco di utile.

Da almeno mezzo secolo l’Africa vive una costante crescita della popolazione urbana. Dal 1950 al 2009, gli abitanti delle città sono passati da 20 a più di 395 milioni e in un futuro non troppo lontano la maggioranza degli africani vivrà in città. Limitarsi alle spiagge e ai campi profughi (sono consapevole di semplificare molto il discorso) è fuorviante. L’Africa è fatta di città e lo è da molto prima che le navi europee attraccassero sulle sue coste. Lo spazio urbano non è un’invenzione recente e tanto meno esperienza rara per gli africani. 

Dentro l’Epifania

Andrea Mantegna, “Adorazione dei Magi”, databile 1497-1500, conservato in Getty Museum di Los Angeles

Epifania e etnocentrismo. Alfonso Maria di Nola spiega la leggenda dei Re Magi.

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, tre figure si avvicinano alla natività. Tre uomini in abiti regali e carichi di doni la cui provenienza e la cui storia si perde nell’oblio del tempo e della leggenda.

Alfonso Maria di Nola racconta dell’evoluzione del racconto dell’arrivo dei Magi nel presepe in un interessante articolo dal titolo I Re Magi e il trionfo sul “diverso”, apparso sull’edizione de La Repubblica del 6 gennaio del 1978 ripercorrendo una narrazione che va indietro nel tempo fino alla mitologia greca (Di Nola ha anche curato la traduzione in italiano e commentato La storia dei Re Magi di Giovanni Hildesheim – Vallecchi, Firenze, 1966).

I corpi abietti del Sudafrica contemporaneo

Il Sudafrica contemporaneo è un Paese ricco di contraddizioni, una Nazione che ha legalizzato i matrimoni omosessuali, ma che è dominata da una società profondamente eterosessista. In Sudafrica, la percezione generale che si ha della sessualità è sempre legata all’eterosessualità.

L’omosessualità, soprattuto quella femminile, è considerata come una sfida alle norme di genere e un pericolo per l’ordine sociale tradizionale. Il disprezzo per le donne lesbiche è così radicato che queste vengono considerate delle malate da curare o meglio da correggere con le becere pratiche degli stupri correttivi, che tutti i giorni, nel silenzio del Governo, riempiono le pagine della cronaca.

La storia -non proprio africana- dei tessuti African print

Ben riconoscibili nell’incessante varietà dei loro contrasti cromatici ed esuberanti motivi decorativi -dai disegni astratti e geometrici, a quelli ispirati al mondo vegetale e animale (fiori, galline, pesci…), a quello gli oggetti (orologi, rossetti, sedie…)-, i tessuti African print appaiono da oltre un secolo come vere e proprie icone dell’appartenenza culturale africana, tanto nel continente quanto nelle comunità della diaspora.