Foto: Rift Valley, Etiopia da cui tutti proveniamo. Flickr/A.Davey

Breve storia a puntate delle migrazioni umane

Migrazióne: s. f. [dal lat. migrati -onis]. – 1. In genere (come fenomeno biologico o sociale), ogni spostamento di individui, per lo più in gruppo, da un’area geografica a un’altra, determinato da mutamenti delle condizioni ambientali, demografiche, fisiologiche, ecc. In partic.: a. Nelle scienze antropologiche e sociali, lo spostamento di una popolazione verso aree diverse da quella di origine, nelle quali si stabilisce permanentemente (a differenza di quanto avviene nel nomadismo), dovuto, fin da epoca preistorica, a fattori quali sovrappopolazione, mutazioni climatiche, carestie, competizione territoriale con altre popolazioni, ricerca di migliori condizioni di vita vere o presunte, ecc., in sociologia, con riferimento ai fenomeni più recenti, che coinvolgono in genere solo una parte di una popolazione e dipendono da complesse cause economiche e culturali, è lo stesso che emigrazione […].

Il dizionario Treccani va avanti elencando infiniti significati che la parola migrazione assume a seconda dell’ambito in cui la usiamo. Mi sono fermata alla prima definizione perché, a mio parere, c’è abbastanza su cui riflettere. Quando utilizziamo la parola «migrazione» facciamo riferimento a spostamenti, a mutazioni di condizioni ambientali e culturali/sociale e ad aspettative.

Tornare al dizionario è un ottimo esercizio per chiarirsi le idee: Di cosa stiamo parlando? Siamo bombardati da messaggi spesso schizofrenici.

Da un lato la narrativa dei giovani italiani costretti a spostarsi all’estero alla ricerca di una vita migliore di quella che l’Italia offre. Articoli su articoli riguardo ai viaggi, alle esperienze di italiani più o meno giovani lontani da casa. Ci definiscono la “generazione Erasmus” sottolineando la fortuna (per alcuni la disgrazia) di vivere in un Paese dell’Unione Europea, di poter attraversare confini e mettersi alla prova e via dicendo. Ecco io sono un po’ stanca di queste retoriche perché, al di là dell’insensatezza di certi romanticismi, vengono proposte fingendo che non abbiano niente a che fare con l’altra migrazione. Quella dal sud del mondo, quella dalla Siria e dal Medio Oriente, dall’Eritrea, dalla Somalia, dalla Nigeria e via dicendo. Questa migrazione è proposta con toni molto più foschi, in termini di emergenza, di fatto eccezionale, di clandestinità, di malattie e di violenza.

Il dizionario semplifica tutto: stiamo parlando della stessa cosa: di spostamenti, di mutazioni di condizioni ambientali e culturali/sociali e di aspettative. Il Treccani dice di più: «fin da epoca preistorica».

Non è cosa nuova, quindi? Siamo il frutto di migliaia di anni di migrazioni? Di intere generazioni di “clandestini” e di “expat”?

Ho cercato un manuale di geografia umana e culturale e sono andata a cercare le risposte a queste domande.Quindi, libro di storia alla mano, ecco un viaggio a puntate a dimostrare che sì, spostarsi, viaggiare, mettere su casa e famiglia in terra straniera è normale, sia che arriviate da Torino sia che abbiate nonne e parenti nei sobborghi di Benin City.

Nessuna fake news, nessun complotto: è semplicemente la storia del genere umano che che lo dice.

Il punto di vista storico è molto utile nel riconoscere alcuni dati di fatto perché ci permette, per un attimo, di lasciare da parte convinzioni e ideologie sui confini e sulle identità. Le grandi onde migratorie che si sono susseguite nel tempo hanno avuto un enorme impatto sul mondo come lo conosciamo oggi. Attraverso la storia, le migrazioni hanno fatto sì che i gruppi umani si diffondessero sul nostro pianeta. Le culture, espressioni diverse dell’essere umano nei luoghi e negli spazi, spesso sono cambiate e si sono mescolate grazie alle migrazioni: sono state trapiantate, si sono estinte, si sono fuse.

Il materiale storico che riguarda i movimenti migratori umani è colossale  noi ci limiteremo a sottolineare solamente alcuni punti fondamentali.

Per prima cosa, il concetto di una popolazione globale che si muove e si sposta, non è affatto una novità dei nostri tempi. Anzi! In più, lontano dall’essere un vezzo di alcuni che non hanno di meglio da fare (così come certa propaganda vuole farci credere), i movimenti migratori sono stati sempre parte di ineguaglianze strutturali dei luoghi di partenza e di arrivo dei migranti.

Per finire, culture, spazi e luoghi sono caratterizzati da una natura ibrida ed eterogenea e la loro nascita (così come la loro “morte”) è un processo che si è sempre nutrito di arrivi e di partenze: di migrazioni.

Ripercorrere la storia del genere umano attraverso il “filtro” dei movimenti migratori, è cosa buona e giusta. Utile soprattutto. Se al pranzo di Pasqua non avrete più argomenti per ribattere allo zio che ce l’ha con i “clandestini” che arrivano sui barconi con l’aiuto delle ong, o se non sapete come convincere vostra madre che sei mesi all’estero non sono una tragedia, potrete utilizzare uno a caso degli esempi che andremo a scoprire. É più strano rimanere che partire, qualsiasi siano i motivi che spingono intere generazioni a mettersi in movimento.

Teorie sulla diffusione dell’homo sapiens

Mappa tratta da Fagan, B. M., 1990, The Journey from Eden: The Peopling of Our World, London, Thames and Hudston, pp. 234-35

Il movimento è, infatti, parte della storia dell’uomo sin dai suoi albori. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che le migrazioni siano un fenomeno universale e parte dell’istinto umano, così come di quello di molti animali. I movimenti migratori sono anche il cuore di alcune tra le maggiori controversie riguardo lo sviluppo della vita umana sulla terra. Alcuni sostengono che l’homo sapiens si sia evoluto in modo indipendente in diverse aree del pianeta (Africa, Asia e Europa), altri che i primi ominidi siano nati in Africa e che la specie si sia poi spostata e abbia colonizzato il resto del globo (cf. Fagan 1990). L’evidenza sembra dare ragione a questi ultimi e sembra dire che l’essere umano abbia impiegato circa 150000 anni per diffondersi dall’Africa orientale fino ad arrivare ad ogni terra emersa della terra (ad eccezione delle aree ghiacciate dell’Antartide).

I primi profughi ambientali

I primi movimenti migratori sono avvenuti in un contesto di cambiamenti climatici estremi: glaciazioni e desertificazioni, così come cambiamenti geologici e del livello delle acque emerse. Per fare un esempio, 20000 anni fa una lingua di terra emersa univa il continente asiatico con Sumatra, il Borneo, le Filippine e la penisola malese. I viaggi di popolamenti della Nuova Guinea e dell’Australia avvennero attraverso la prima grande migrazione via mare della storia, circa 40000 anni fa. Molto dopo fu la volta dell’America raggiunta, forse, 15000 anni fa grazie alla lingua di ghiaccio dello stretto di Bering che la unisce all’Asia. Questa prima enorme onda migratoria che ha permesso il popolamento del mondo, si chiuse circa 6000 anni fa con le migrazioni di lunga distanza, via mare e di isola in isola, che portarono i nostri antenati prima in Melanesia e poi in Polinesia. Le ultime tappe di questo viaggio che ha portato l’homo sapiens dalla Rift Valley africana fino in capo al mondo, sono state l’isola di Pasqua (raggiunta circa 1500 anni fa), le Hawaii (1400 anni fa) e la Nuova Zelanda (1000 anni fa). Quando nel Vecchio Mondo altri processi e altri movimenti erano già in atto, l’uomo aveva appena terminato il suo primo lunghissimo viaggio.


Erika proseguirà il viaggio nella storia delle migrazioni con un secondo capitolo: torna a trovarci tra un mese!

Nel frattempo ti consigliamo “Nomadi nostro malgrado. Dello spazio, delle relazioni e della molteplicità.”

Nomadi nostro malgrado

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