L’uomo in Movimento: Mare Nostrum

Carta Nautica del Mar Mediterraneo, Luís Teixeira, Portogallo, 1600

Città, commerci e conquista

La prima “puntata” dell’ipotetico viaggio nella storia delle migrazioni umane si è chiusa con il primo grande movimento migratorio dell’essere umano che, dall’Africa orientale, si è spostato su grandi distanze, via mare e via terra, per colonizzare ogni terra emersa del globo.

Questo primo viaggio è il dato fondamentale che mostra come le migrazioni siano di fatto un elemento costitutivo dell’umanità e della storia di ogni civiltà che vive o che ha vissuto sul nostro pianeta. A convalidare questa tesi sta il dato di fatto che, dopo la prima colonizzazione del globo, l’essere umano non si è mai fermato e culture e società diverse hanno continuato a muoversi e a fondersi.

Circa 5000 anni fa, nelle pianure fluviali del Medio Oriente, l’intensificazione dell’agricoltura e lo sviluppo delle civiltà urbane trasformarono completamente la natura dei movimenti migratori. Per la prima volta, società organizzate furono in grado di spostare migliaia di persone per diversi scopi, quali la guerra, la conquista e la colonizzazione. In questo periodo la mobilità umana fu facilitata e incrementata dall’addomesticamento e lo sfruttamento degli animali (cavalli, asini, cammelli ed elefanti).

Nel mondo antico, gruppi di schiavi furono “spostati” e sfruttati per lavori pubblici e come forza lavoro in agricoltura e nelle miniere. Il commercio di schiavi fu fiorente e mobilitò affari ingenti tra i romani, gli egiziani e gli arabi che erano in grado di trasportare migliaia di prigionieri di guerra lungo ampie distanze. D’altra parte, le città-stato greche furono forse le prime a praticare la colonizzazione su larga scala: il trasferimento consapevole e pianificato di popolazioni ai fini di conquista. Il sovrappopolamento e l’eccessivo sfruttamento agricolo sfociò nelle colonie greche lontane dalla madrepatria, in Sicilia e nell’Italia meridionale, per esempio.

Parco Archeologico di Selinunte e Cave di Cusa. Foto di Franck Manogil

La colonizzazione classica del bacino mediterraneo fece sì che politiche migratorie venissero teorizzate e applicate. Roma, per esempio, garantiva la cittadinanza e altri privilegi per favorire la lealtà da parte dei non-romani. Se in altre regioni europee – tra il 600 e il 900 d.C. – le tribù slave erano protagoniste di grandi movimenti migratori, la migrazione di larga scala più importante dell’epoca interessò l’Europa meridionale, il Nordafrica e il Medio Oriente. L’Islam fu infatti protagonista di una straordinaria espansione che lo condusse dalle città di Mecca e Medina fino alla Siria, all’Iraq, all’Iran e, attraverso l’Africa settentrionale, fino in Spagna. I movimenti di conquista ed espansione araba smisero di essere effettivi intorno al 1280, ma continuarono “dietro le quinte” durante tutto l’Impero Ottomano. Così, per esempio, 30 000 musulmani turchi si insediarono nel 1571 sull’isola di Cipro gettando il seme di un conflitto etnico che ancora oggi non è sedato e che ha condotto alla divisione dell’isola in due settori (uno greco e uno turco) nel 1974.

“UN Buffer Zone” che divide Cipro in zona turca e greca.

Lontano dal continente europeo altre migrazioni interessarono la totalità delle società e delle culture umane (come le migrazioni verso sud delle popolazioni cinesi tra il 300 e il 900 d.C o i movimenti di conquista nel Sud America precolombiano). Nel bacino mediterraneo, ma non solo, per lungo tempo moltissime popolazioni rimasero nomadi o, più in generale, mobili proprio perché dedite a modelli di sussistenza legati alla pastorizia, al commercio o al mare. Le fonti archeologiche confermano che, durante tutta l’antichità, il Mediterraneo è stato percorso da navi ed eserciti che si spostavano da una parte all’altra delle sue coste per creare sbocchi mercantili ed ampliare regni. È legittimo ipotizzare che un altrettanto vivace mobilità abbia caratterizzato anche le altre parti del mondo, senza contare la presenza di commercianti asiatici sia sulle coste mediterranee sia su quelle dell’Africa orientale, segno che le rotte commerciali avevano intessuto reti di contatto e di movimento tra aree e regioni molto lontane tra di loro sin dall’antichità.

Molto si potrebbe dire sui processi migratori che interessarono il mondo antico, dai popoli indoeuropei, originari di un’area tra Europa e Asia che colonizzarono parte di entrambi i continenti ai Micenei che dalla penisola balcanica giunsero a sostituire i cretesi nel dominio del Mediterraneo orientale. Poi i greci, i fenici, i romani… se il Mediterraneo fosse una cartina al tornasole della mobilità umana, ci direbbe che nessuna civiltà è per sempre e che l’uomo è un essere in viaggio per guerra, per commercio o per sopravvivenza. Senza contare il dato di fatto che nessuna società può sopravvivere senza “comunicare” con quelle vicine, senza avviare processi di ibridazione culturale attraverso l’inclusione di elementi “stranieri” o i tentativi di “conquista” di spazi nelle comunità altre.

I romani denominarono il Mediterraneo Mare Nostrum per rivendicare il proprio dominio sulle sue coste. L’espressione è stata poi ripresa da Gabriele d’Annunzio e dai nazionalisti italiani durante l’esperienza coloniale italiana e, tra il 2013 e il 2014, designò la vasta operazione militare di salvataggio di migranti in mare che coinvolse la marina e l’aeronautica militare italiane. Riassumere in poche righe la storia dei movimenti migratori che interessarono questa parte di mondo non è possibile, la locuzione latina Mare Nostrum, però, dovrebbe essere monito e invito alla riflessione per coloro che si ostinano a negare alle popolazioni “non-europee” il diritto ad attraversare quello che non è solo un mare, ma una via di comunicazione attiva sin dai tempi antichi. I movimenti migratori di vasta scala sfidano i processi di identificazione e di appartenenza (nazionale e non) dei gruppi che, frammentando e selezionando la propria memoria storica, affidano all’oblio l’eco delle connessioni e delle radici che condividono con le popolazioni che oggi rivendicano il diritto al movimento.


Leggi anche il primo capitolo della mini serie sulle migrazioni:

L’uomo in movimento
Un’introduzione al concetto di migrazione e l’inizio della storia dell’umanità, nonché inizio della storia delle migrazioni.

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