Hero

“What makes a hero?” – TED talk di Matthew Winkler

Questo video racconta come in tutte le culture di tutti i tempi, la struttura narrativa di un percorso di crescita, si snodi attraverso fasi che sono sempre le stesse: la chiamata, la fuoriuscita dalla “comfort zone”, la sfida, il ritorno, etc. Esistono dei momenti dell’esperienza che si ripropongono, in letteratura, sempre uguali, dai componimenti epici alle webserie del mondo attuale.

Illustrazione del viaggio dell’eroe secondo l’opera “L’eroe dei mille volti” di Joseph John Campbell, saggista e storico delle religioni statunitense.

Il fatto che questa struttura si riproponga, costante, in tutte le storie di “formazione” dall’antichità ad oggi e in tutte le culture, è affascinante e ci dice qualcosa a proposito del modo in cui apprendiamo dall’esperienza.

L’aspetto centrale, di cui si parla spesso, è la fuoriuscita dalla zona di comfort, che obbliga a una “progressione traumatica”. L’osservazione di come si svolge la crescita psicologica di un bambino, ci conferma come per progredire sia necessaria, sempre, una “cesura” al rapporto simbiotico che intratteniamo con una situazione di dipendenza, per sua natura rassicurante.

È necessario un intervento di qualcosa di “terzo” (il conoscere una persona che ci mette fortemente in discussione, nuove possibilità formative o professionali o anche un’istanza interiore che ci pungola a non accettare lo stato delle cose), per promuovere un movimento che ci stacchi dalla situazione in cui rischiamo di rimanere invischiati, però creandoci le possibilità per una crescita. Una sorta di svezzamento psicologico che ci allontana da uno status quo, come è evidenziato nel video, rassicurante ma che non ci permette un’evoluzione.

Viene in mente a questo proposito la definizione classica di rito di passaggio di Van Gennep, che osservò una dinamica simile ma da un punto di vista antropologico, notando come nelle culture di tutto il mondo, passaggi a fasi “successive” di vita fossero regolamentate da rituali che comprendevano movimenti stereotipici (il distacco da una situazione cristallizzata/statica, la fase di adattamento intermedio -chiamata “liminale”, caratterizzata da un senso di confusione identitaria-, e il ritorno allo stato di normalità avendo però raggiunto uno status quo diverso).

Le narrazioni di tutti i tempi a riguardo dei movimenti di crescita, hanno preso una forma univoca perché la psicologia dell’apprendimento dell’uomo, e ancor prima del bambino, funziona secondo movimenti alternati di stasi-dipendenza/taglio-crescita, stasi-dipendenza/taglio-crescita, stai-dipendenza/taglio-crescita, e così via in un ciclo continuo.


Per saperne di più sui riti di passaggio, leggi qui.

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