Il profumo del tempo: Byung Chul-Han

Una crisi del tempo, una crisi identitaria

Nel suo libro Il profumo del tempo, il filosofo coreano Byung Chul-Han riflette sulla contemporaneità, e su come il tempo sia vissuto in questa epoca.

L’autore sottolinea come si stia fuoriuscendo in questi anni da una fase di estrema accelerazione temporale, sviluppatasi di pari passo con la rivoluzione digitale in corso che ha frammentato il tempo e reso precario il cosiddetto “span” di attenzione, cioè la capacità umana di tenere viva l’attenzione su un singolo compito. Il libro è molto corto ma molto potente. 

Il filosofo parte da una breve analisi storica sull’origine di questo senso di precarietà, a partire dalla nascita dell’epoca dei “lumi”, che proiettava l’individuo, con la sua sola ragione, nel futuro, consegnando il destino umano nelle sue stesse mani, alla sua stessa ragione, di fatto però incarnando la profezia nietzschiana sulla morte di Dio. Il progresso sembrò rappresentare il motore del destino, fino al momento presente: dopo un’accelerazione continua, ruggente, giungiamo oggi a un senso di “avere sempre fretta, ma senza sapere cosa fare o dove andare”. Questo viene attribuito dall’autore a un’atomizzazione, una frammentazione del tempo, che ha perso la sua forma di “linea” per assumere forma di nugolo di “punti”, una forma di arcipelago sulle quali isole gli uomini tentano di saltare continuamente, e di saltare “ovunque allo stesso tempo”. 

Quest’urgenza di fare “tutto”, e di essere “sempre di fretta” è NON la causa, ma la CONSEGUENZA della distruzione della teleonomia (cioè della finalità) del tempo, che, avendo perso la sua struttura lineare, condanna l’uomo a un “bighellonare” da un’isola di tempo all’altra, da uno stimolo all’altro. Il senso di frammentazione e di mancanza di direzione, ha non solo la conseguenza di un’accelerazione senza finalità chiare, ma anche un ingorgo di spinte e per dirla freudianamente un intasamento di “libido” che, come nella strettoia di un imbuto, blocca l’azione in modo angoscioso. Il risultato è che le persone paiono oggi essere velocizzate, sempre di fretta, ma contemporaneamente la sensazione è di essere bloccate, ferme, senza una direzione precisa. 

A tutto questo, l’autore risponde che l’unico modo di reagire è riabilitare il diritto a una vita più contemplativa, con più tempo per indugiare sulle cose. 

L’autore porta come esempio centrale il lavoro di Proust, che rispose a questo senso di mancanza di senso (già all’epoca evidentemente presente) con una ricerca spasmodica di “collegamenti” tra presente e passato, nel suo enorme lavoro autobiografico. Altro autore citato: Bauman.

In definitiva, la crisi del tempo si sta trasformando in una crisi di identità dell’uomo, vero problema del nostro tempo. Questo libro, di per sé, è già un primo tentativo di cura.

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