Sulla sponda settentrionale del lago, proprio sotto i dirupi scoscesi ai quali si aggrappa la Nemi odierna, sorgevano il bosco sacro e il santuario della Diana Nemorensis, la Diana dei Boschi (Il ramo d’oro – J. G. Frazer)

Il Bosco di Diana è un progetto editoriale che nasce dall’iniziativa di ramodoro, un’associazione formata da un gruppo di persone che amano l’arte e l’antropologia.

the_golden_bough“Il ramo d’oro” dell’antropologo evoluzionista scozzese J. G. Frazer è uno dei libri di antropologia più letti e diffusi tra il pubblico non specialistico. Dell’opera esiste una versione maggiore in 13 volumi e una ridotta. Quest’ultima ha conosciuto una eccezionale fortuna: tradotta in molte lingue europee, ha avuto un forte influsso sulla poesia, sull’arte e sulla produzione narrativa.

Anche noi come l’opera di Frazer vogliamo parlare al di fuori della cerchia degli antropologi mostrando, grazie alla mediazione dell’arte, come l’antropologia possa avere un’applicazione pratica nella realtà odierna.

L’opera come indica il sottotitolo della prima edizione voleva essere uno studio di religione comparata, che accosta le tematiche del mondo antico con quelle etnologiche e folkloriche. Le informazioni etnologiche di seconda mano contenute nell’opera sono spesso inesatte, eppure al di là della correttezza delle informazioni contenute, della esegesi fantasiosa spesso utilizzata dall’autore, “Il ramo d’oro” rimane una pietra miliare della disciplina antropologica.

Il libro inizia e termina con il riferimento ad un locus classius dell’antica mitologia italica e latina, il lago di Nemi presso l’attuale Ariccia. Frazer ricorre, all’inizio e al termine alla metafora di un viaggio immaginario lungo il quale, partendo da Nemi e tornandovi, ha l’occasione di costruirsi un tortuoso itinerario attraverso la regione sconosciuta delle mitologie e del folklore (Introduzione di Alfonso M. di Nola a J.G. Frazer, Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione, Newton Compton editori, Pos.51).

“Il ramo d’oro” pertanto si apre in un luogo mitico e reale allo stesso tempo: il bosco sacro dedicato a Diana, da cui il nome di questo blog. Frazer costruisce un lungo percorso narrativo che condurrà il lettore alla scoperta di miti  e universi etnici e storici poco noti e appartenenti alle immagini di realtà evanescenti ed esotiche. Anche noi, vogliamo iniziare un viaggio nelle luoghi mitici e reali dell’oggi.

Il ramo d'oro

Dipinto di J. M. W. Turner (1775-1851) che raffigura l’episodio del ramo d’oro nell’Eneide.

Tratto dall’incipit “Il ramo d’oro”:

In tempi remoti, questo paesaggio agreste era teatro di una misteriosa e ricorrente tragedia. Sulla sponda settentrionale del lago, proprio sotto i dirupi scoscesi ai quali si aggrappa la Nemi odierna, sorgevano il bosco sacro e il santuario della Diana Nemorensis, la Diana dei Boschi. Sia il lago che il boschetto erano talvolta chiamati lago e boschetto di Arida. Ma la cittadina di Arida (la moderna Ariccia) si trovava in realtà a circa tre miglia di distanza, ai piedi del monte Albano, e uno scosceso pendio la separava dal lago adagiato sul fondo di un piccolo cratere, sul fianco della montagna. In quel sacro bosco cresceva un albero particolare intorno al quale, a tutte le ore del giorno e forse anche a notte inoltrata, era possibile vedere aggirarsi una truce figura. La spada sguainata nella mano destra, si guardava intorno sospettosa, come temendo che un nemico l’aggredisse da un momento all’altro. Quella figura era un sacerdote, e un omicida; destinato a cadere, prima o poi, sotto i colpi del nemico da cui si guardava e che gli sarebbe succeduto nell’autorità sacerdotale. Un candidato al sacerdozio poteva ottenere l’incarico solo uccidendo il suo predecessore e occupandone il posto fino a quando non fosse stato a sua volta ucciso da un altro aspirante, più forte o più astuto di lui (Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione, J.G. Frazer, Newton Compton editori, Pos.214).

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