Hitler non è morto

Oggi vi presentiamo un estratto da un classico dell’antropologia: Pelle Nera, Maschere Bianche. Un testo che ha ispirato e guidato i membri di ramodoro, come molti altri antropologi, scienziati sociali e psichiatri. Con la promessa di ritornare ad esplorare più in profondità questa opera complessa che ha purtroppo il potere di illuminare con dolorosa chiarezza il nostro presente, vi lasciamo alle parole di Franz Fanon.

Il razzismo coloniale non differisce dagli altri razzismi.

L’antisemitismo mi tocca in piena carne, il mio animo tumultua, una spaventosa contraddizione mi rende anemico, mi si rifiuta la possibilità di essere uomo. Non posso scindere dalla mia sorte la sorte riservata al mio simile. Ogni mio atto impegna l’uomo. Ogni mia reticenza, ogni mia viltà manifesta l’uomo. Ci sembra di sentire Césaire*:

Quando sposto la manopola della radio e sento che in America è stato linciato un negro, io dico che ci hanno mentito: Hitler non è morto; quando sposto la manopola della radio e apprendo che ebrei sono stati insultati, disprezzati, pogromizzati, io dico che ci hanno mentito: Hitler non è morto; se sposto infine la manopola della radio e vengo a sapere che in Africa il lavoro forzato è ammesso, legalizzato, io dico che, veramente, ci hanno mentito: Hitler non è morto.

Brano tratto da Franz Fanon, Pelle nera, maschere bianche, p. 80, 1996, Marco Tropea Editore, Milano.

*citazione dalla campagna elettorale del 1945 di Aimé Césaire, poeta, scrittore e politico martinicano. Tra le sue opere “Discorso sul colonialismo”, pubblicato per la prima volta nel 1950.

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