Il profumo del tempo: Byung Chul-Han

Una crisi del tempo, una crisi identitaria

Nel suo libro Il profumo del tempo, il filosofo coreano Byung Chul-Han riflette sulla contemporaneità, e su come il tempo sia vissuto in questa epoca.

L’autore sottolinea come si stia fuoriuscendo in questi anni da una fase di estrema accelerazione temporale, sviluppatasi di pari passo con la rivoluzione digitale in corso che ha frammentato il tempo e reso precario il cosiddetto “span” di attenzione, cioè la capacità umana di tenere viva l’attenzione su un singolo compito. Il libro è molto corto ma molto potente. 

Il filosofo parte da una breve analisi storica sull’origine di questo senso di precarietà, a partire dalla nascita dell’epoca dei “lumi”, che proiettava l’individuo, con la sua sola ragione, nel futuro, consegnando il destino umano nelle sue stesse mani, alla sua stessa ragione, di fatto però incarnando la profezia nietzschiana sulla morte di Dio. Il progresso sembrò rappresentare il motore del destino, fino al momento presente: dopo un’accelerazione continua, ruggente, giungiamo oggi a un senso di “avere sempre fretta, ma senza sapere cosa fare o dove andare”. Questo viene attribuito dall’autore a un’atomizzazione, una frammentazione del tempo, che ha perso la sua forma di “linea” per assumere forma di nugolo di “punti”, una forma di arcipelago sulle quali isole gli uomini tentano di saltare continuamente, e di saltare “ovunque allo stesso tempo”. 

Forme e spazi del dono e della condivisione nella società contemporanea

 

Da un progetto IESA a un progetto di co-housing per comprendere le differenze del donare e del condividere.

Marco Anselmi, antropologo culturale

Il dono viene in genere contrapposto al mercato. Il primo sarebbe fondato sulla reciprocità, sulla fiducia, sulla relazione; lo scambio di mercato, viceversa, sull’interesse, sull’egoismo e sul calcolo. Questa polarità si sta tuttavia rivelando problematica, è necessario a questo punto introdurre una terza possibilità, la condivisione. Pratica nascosta e poco analizzata negli studi antropologici, la condivisione appare tuttavia costitutiva dell’umanità e di tanti aspetti della contemporaneità.

CONdiVISIONE – Gli interventi

CONdiVISIONE ha preso le mosse dall’esperienza corporea, una performance che potete riassaporare attraverso il servizio fotografico realizzato durante la serata, la seconda parte dell’evento é stata dedicata al confronto teorico e al dialogo con il pubblico. Il filo rosso degli interventi é stata proprio la parola “condivisione”: abbiamo provato a illustrare da diversi punti di vista e seguendo diversi progetti dell’associazione cosa significa oggi condividere e fare antropologia.

Con una serie di post vorremo dare la possibilità a tutti coloro che non erano presenti e coloro i quali si fossero persi qualche pezzetto per strada di rileggere i contenuti della serata.

Il progetto IESA dell’ASLTO3

Nel contesto della città di Geel, in Belgio, ormai da molti anni, si sperimenta l’inserimento di malati psichici all’interno di famiglie tradizionali. 

Queste famiglie, chiamate «foster families», prendono in carico le necessità dell’«ospite» (di natura pratica, ma anche affettiva) in cambio di un supporto economico, sotto la supervisione attenta di operatori formati a riguardo. 

Questo approccio alla malattia psichica ha due vantaggi. Da un lato offre al paziente l’opportunità di un reale inserimento sul territorio, che gli dia la possibilità di una graduale riadesione alla vita della comunità. Dall’altro consente alla famiglia di avvalersi di una entrata economica, utile a fare fronte alle molte spese legate a questa ospitalità. 

Placebo e dolore: Il potere della mente

La ricerca sull’effetto placebo sta dando risultato interessanti: rappresenta un’evidenza scientifica di come la nostra rappresentazione degli eventi, possa interferire con il nostro benessere soggettivo. Esiste il piano della realtà concreta, al di fuori di noi, e la rappresentazione che ce ne facciamo.

Gli studi sul placebo vanno inseriti nel discorso più ampio relativo agli studi sul dolore. Il dolore, come evidenzia l’articolo di E.Carlino e F.Benedetti apparso su Neuroscience, è una sensazione soggettiva, costruita dalla mente di chi lo prova, e non è una somma delle informazioni solamente nervose: ci sono elementi contestuali e relazionali che inquinano la mera trasmissione per via nervosa. Cosa significa questo? E stato dimostrato, come ben espresso nell’articolo citato, che un ambiente di cura adeguato, e una buona relazione con il curante, intervengono a potenziare gli effetti della cura farmacologica.

Hero

“What makes a hero?” – TED talk di Matthew Winkler

Questo video racconta come in tutte le culture di tutti i tempi, la struttura narrativa di un percorso di crescita, si snodi attraverso fasi che sono sempre le stesse: la chiamata, la fuoriuscita dalla “comfort zone”, la sfida, il ritorno, etc. Esistono dei momenti dell’esperienza che si ripropongono, in letteratura, sempre uguali, dai componimenti epici alle webserie del mondo attuale.