Il Natale sul banco degli imputati

Anche quest’anno arriva il Natale e anche quest’anno arrivano le polemiche. L’ultimo esempio a Bollate, dove nel presepe realizzato in una scuola elementare, la capanna è stata sostituita da un barcone e ha scatenato commenti da parte della sezione locale della Lega Nord.

In realtà è il Natale, e il modo in cui lo festeggiamo, ad essere ogni anno l’occasione per una discussione sull'”originalità” della celebrazione e il “vero senso” della festa.

Quest’anno ramodoro vuole farvi i migliori auguri per le feste in arrivo riproponendo alcuni passi di un breve saggio di Claude Lévi-strauss intitolato “Babbo Natale giustiziato” (in originale “Le Père Noël supplicié“, apparso nel 1952 sulla rivista Les Tempes Modernes).

Letture sul campo: Il giovane antropologo

Spesso in antropologia si privilegia l’insegnamento della teoria piuttosto che la discussione sulla metodologia di campo, tanto che anche Margaret Mead non si sentiva esattamente pronta per la sua prima ricerca sul terreno.

Da allora sicuramente molto è cambiato nella didattica dell’antropologia, ma la prima esperienza di campo è ancora percepita come un rito d’iniziazione da affrontare con coraggio, entusiasmo e un pizzico di incoscienza!

Ecco allora un consiglio per una lettura da fare prima, durante o subito dopo il campo: “Il giovane antropologo (Appunti da una capanna di Fango)” di Nigel Barley.

Confessioni dal campo: quando si ama l’informatore

Le scuole antropologiche hanno spesso privilegiato le discussioni sulle modalità della conoscenza, dell’interpretazione e della scrittura etnografica rispetto alle riflessioni sul metodo etnografico. Durante gli anni universitari ci si forma sulla seconda fase del lavoro dell’antropologo, la scrittura, molto più che sulla prima fase, la ricerca, e lo studente purtroppo se ne rende conto troppo tardi: quando si trova da solo sul campo alle prese con un guazzabuglio di emozioni.

Non a caso, la prima ricerca di campo è diventata un topos letterario, metaforicamente un rito di iniziazione, con la fase di preparazione, i riti preliminari al viaggio, il margine con i riti liminari e l’incontro etnografico vero e proprio, ed infine la fase di riaggregazione alla società di partenza.

Hitler non è morto

Oggi vi presentiamo un estratto da un classico dell’antropologia: Pelle Nera, Maschere Bianche. Un testo che ha ispirato e guidato i membri di ramodoro, come molti altri antropologi, scienziati sociali e psichiatri. Con la promessa di ritornare ad esplorare più in profondità questa opera complessa che ha purtroppo il potere di illuminare con dolorosa chiarezza il nostro presente, vi lasciamo alle parole di Franz Fanon.

Chatwin, i canti e le vie – Prima Parte

Comunità e fratellanza: pensare la terra attraverso una parentela spirituale “senza limiti”

Prima parte

Certamente avrete sentito parlare di Bruce Chatwin e del suo popolarissimo scritto Le Vie dei Canti. Di seguito potrete trovare alcuni estratti del libro, arricchiti da altre fonti e alcune riflessioni personali sviluppate durante il mio percorso di studi. Il tutto al fine di dare un rapido sguardo ad uno degli elementi più suggestivi riguardanti i popoli dell’Australia indigena: il legame con la terra.

Una nuova avventura

Sulla sponda settentrionale del lago, proprio sotto i dirupi scoscesi ai quali si aggrappa la Nemi odierna, sorgevano il bosco sacro e il santuario della Diana Nemorensis, la Diana dei Boschi (Il ramo d’oro – J. G. Frazer)

Il Bosco di Diana è un progetto editoriale che nasce dall’iniziativa di ramodoro, un’associazione formata da un gruppo di persone che amano l’arte e l’antropologia.