Dissolvere i confini dell’identità

Stephen Nachmanovitch ha un sapere eclettico quasi come il suo maestro, Gregory Bateson con cui ha realizzato la sua tesi dottorale su William Blake presso la Hardvard University.

Oltre ad essere uno scrittore, Nachmanovitch è un musicista (violinista e violoncellista esperto di improvvisazione musicale), un progettista informatico e un educatore. Forse non possiamo definire S. Nachmanovitch un antropologo, ma sicuramente la materia ha influenzato la sue opere. Per comprendere la sua opera è importante ricordare inoltre la sua adesione alla filosofia zen*, altro elemento che pervade l’interna sua produzione.

Antropologia, danza, cura: ponti e intrecci

Intorno al 1940 Marian Chace, danzatrice e prima danzaterapeuta, sperimentava molto pionieristicamente l’efficacia della cura attraverso il linguaggio corporeo e la danza con i pazienti di un ospedale psichiatrico di Washington D.C. Affermando che «l’immagine corporea è innanzitutto una creazione sociale», poneva l’attenzione su due assunti fondamentali: il primo è il corpo come strumento di comunicazione, che oltrepassa i confini biologici abbracciando quelli dell’esperienza vissuta; il secondo è il corpo come strumento di relazione e intessuto esso stesso di relazioni, suggerendo anche che il corpo isolato è un corpo che si ammala.