orientarci/si

Abbiamo deciso di inaugurare “orientarci/si” con una performance a partecipazione collettiva poiché riteniamo che alcuni linguaggi siano in grado più di altri di “parlare” in modo efficace. L’arte, nelle sue tante forme e declinazioni, come sottolinea F. Schott-Billmann, da un lato di ex-prime (preme fuori, esprime) e dall’altro im-pressiona (preme dentro, im-prime), produce shock estetico e proprio per questo favorisce il processo trasformativo.

Quindi per presentarci come associazione che tenta il dialogo tra più ambienti disciplinari, abbiamo deciso di partire dall’esperienza, prima che dalla teoria. L’esperienza vissuta e condivisa dai partecipanti ha preceduto il tempo dedicato agli interventi verbali, volti a narrare ciò che ci muove e a dare voce ad alcuni membri che hanno portato la loro testimonianza rispetto all’uso che si può fare dell’antropologia fuori (e anche dentro) l’accademia.

orientarci/si: arte, danza e antropologia

Venerdì 19 Maggio ramodoro presenta presso lo Spazio HYDRO di Biella i propri progetti con un evento che combina arte, performance e antropologia.

Un’occasione unica per riflettere su come ci orientiamo nella modernità. In questo mondo globale nel quale sempre più spesso l’uomo si sente spaesato, l’antropologia, che ha proprio nello spaesamento uno dei suoi principali strumenti euristici, intende proporre attraverso l’uso di linguaggi artistici approcci ibridi ed inediti per decifrare i segnali che ci circondano e provare così a ri-orientarci. L’evento sarà l’occasione per comprendere che cos’è l’antropologia, disciplina in costante ridefinizione di se stessa, e come questa può essere utilizzata per affrontare alcune delle grandi sfide odierne: comprendere cause e conseguenze della marginalità sociale e delle vulnerabilità strutturali, rivisitare l’incontro con l’Alterità, oggetto principe della disciplina antropologica, ma anche fondamento imprescindibile del vivere insieme.

La foresta ti ha

Storia di un’iniziazione

Ho conosciuto Luis Devin ad un workshop di Danzamovimentoterapia Espressivo-Relazionale un paio di anni fa, a Torino. Non sapevo che fosse narratore, ricercatore, antropologo della musica, etnomusicologo. In un contesto come quello ci si dà del tu, si apprendono i nomi dei compagni di esperienza, si comunica molto, e a fondo, ma con poche parole. Si va all’essenziale, le etichette professionali non sono fondamentali per qualificare la persona, arrivano dopo – se e quando arrivano. Ho scoperto degli interessi di Luis Devin a distanza di tempo, quando una compagna di scuola di DMT-ER mi ha regalato questo suo libro, pensando – bene – che potesse essere nelle mie corde. Ed è stato come conoscerlo una seconda volta, ri-conoscerlo, appunto.

Ciò che la parola non dice, il corpo esprime

Esplorazioni in danzamovimentoterapia con giovani aspiranti infermieri

Il 6 dicembre 2016 la giornata comincia presto. Alle 8 del mattino siamo pronti per entrare in una RSA della periferia ovest di Torino, nello spazio adibito alle attività di formazione con studenti universitari del Corso di Laurea in Infermieristica. I venti ragazzi circa che conosceremo hanno scelto di partecipare ad un percorso laboratoriale di Danzamovimentoterapia Espressivo-Relazionale (DMT-ER), che nel corso del triennio si inserisce nella formazione alla Relazione d’aiuto e al Caring.

Ci attende una mattinata intera di lavoro; sono alla prima esperienza in questo contesto. Insieme con un’altra tirocinante affiancheremo nella conduzione del laboratorio una danzaterapeuta ed infermiera di lunga esperienza e un professore di Scienze Infermieristiche, che oggi indossa la veste istituzionale di titolare del corso, ma che ho conosciuto nel ruolo di allievo presso la scuola di DMT-ER che frequento da un anno, e che ha reso possibile l’inclusione della DMT-ER nel programma curricolare del Corso di Laurea.

Dissolvere i confini dell’identità

Stephen Nachmanovitch ha un sapere eclettico quasi come il suo maestro, Gregory Bateson con cui ha realizzato la sua tesi dottorale su William Blake presso la Hardvard University.

Oltre ad essere uno scrittore, Nachmanovitch è un musicista (violinista e violoncellista esperto di improvvisazione musicale), un progettista informatico e un educatore. Forse non possiamo definire S. Nachmanovitch un antropologo, ma sicuramente la materia ha influenzato la sue opere. Per comprendere la sua opera è importante ricordare inoltre la sua adesione alla filosofia zen*, altro elemento che pervade l’interna sua produzione.

Antropologia, danza, cura: ponti e intrecci

Intorno al 1940 Marian Chace, danzatrice e prima danzaterapeuta, sperimentava molto pionieristicamente l’efficacia della cura attraverso il linguaggio corporeo e la danza con i pazienti di un ospedale psichiatrico di Washington D.C. Affermando che «l’immagine corporea è innanzitutto una creazione sociale», poneva l’attenzione su due assunti fondamentali: il primo è il corpo come strumento di comunicazione, che oltrepassa i confini biologici abbracciando quelli dell’esperienza vissuta; il secondo è il corpo come strumento di relazione e intessuto esso stesso di relazioni, suggerendo anche che il corpo isolato è un corpo che si ammala.