CONdiVISIONE – la performance in 20 foto

Fare antropologia, oltre che pensarla e teorizzarla, è l’idea guida che ci ha spinto a costituirci come associazione. Un’antropologia che si occupi di fornire degli strumenti di lettura e, in seconda battuta, di intervento rispetto alle problematiche del nostro quotidiano. Per questa ragione abbiamo deciso di inaugurare l’evento di ramodoro, “CONdiVISIONE“, con una performance a partecipazione collettiva.

L’arte è uno strumento espressivo in grado di produrre uno shock estetico e favorire il processo trasformativo. Come per l’antropologia, anche per l’arte si tratta di un “fare” per trasformare, per indurre ad una riflessione e a una riflessività, quella capacità di riflettere anche su se stessi. ramodoro intende l’arte nel suo valore primigenio, che è politico: arte per la comunità, arte per educare, arte per curare, arte per canalizzare conflitti e creare spazi di partecipazione condivisa.

Ecco allora che CONdiVISIONE ha preso le mosse dall’esperienza corporea per poi arrivare in un secondo momento al confronto teorico e al dialogo verbale con il pubblico.

Abbiamo voluto giocare con l’idea di confine, a partire da una suggestione materica e tangibile.

CONdiVISIONE

Opera di copertina: Gigi Piana

Dalla separazione al vivere insieme

L’associazione “ramodoro – antropologia pratica per il sociale” è lieta di invitarvi sabato 17 marzo alle ore 18.00, presso i locali di “Via delle Orfane 15”, a “CONdiVISIONE – dalla separazione al vivere insieme“.

Un momento di incontro e confronto, dove danza, arte e antropologia faranno da guida alla scoperta di nuove pratiche del vivere quotidiano, dove lo spazio si trasforma e conforma dando vita a nuovi modi dell’abitare contemporaneo.

CONdiVISIONE” vuole essere un’occasione di riflessione, un racconto, attraverso performance artistiche e testimonianze, di come lo spazio possa diventare fluido e adattarsi allo stile di vita di chi lo abita, ri-significando l’idea dell’abitare come relazione complessa con un ambiente, come “processo” e come “atto”.

¿frontera esta_tal?

ESEN

Opere Gigi Piana

Dal 23/02 al 03/03 negli spazi espositivi di Espronceda a Barcellona. Giovedì 22/03 alle ore 19.30 si inaugura la mostra alla presenza dell’artista che svolgerà una performance coinvolgendo il pubblico. Scopri di più e partecipa all’evento su “¿frontera esta_tal? | Gigi Piana”.

Le linee e i confini vengono usati per rappresentare le nostre identità. Questo tema che ha assunto una rilevanza sempre maggiore, diventando una tra le più diffuse chiavi d’interpretazione della realtà odierna. Anche in Catalogna e in Spagna la domanda “chi siamo” è al centro del dibattito politico e sociale. I lavori di Gigi Piana sono quindi importanti per ricordarci che l’identità non è un destino, bensì un insieme di decisioni: non solo decidiamo dove disegnare i confini, ma questa linea si può spostare e ridisegnare.

“Chi ama brucia”

Quando un’antropologa sale sul palcoscenico

Da tempo mi affascina l’idea che la ricerca scientifica debba trovare il modo di comunicare, di rivolgersi ad un vero pubblico. Inoltre penso che il teatro debba nutrirsi di ciò che realmente accade nel mondo, della contemporaneità, e abbia il dovere di illuminarne gli angoli scuri. Allo stesso tempo mi sembra che il teatro (che intendo come ricerca sull’umanità), abbia bisogno e debba avvicinarsi il più possibile ad una scienza, al suo tentativo metodologico di onestà ed esattezza, o perlomeno debba tentare di dire delle cose “vere”. Da questa consonanza e dalla necessità di dare corpo ad un materiale che sento il dovere di rendere pubblico nasce lo spettacolo “Chi ama brucia. Discorsi al limite della Frontiera”. (Alice Conti)

“Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera” è lo straordinario spettacolo di Alice Conti, attrice e regista, ma non solo. Nel 2012 si laurea in Antropologia culturale, con una tesi sul C.I.E. (Centro di Identificazione e di Espulsione per stranieri) di Torino, dove conduce una ricerca etnografica i cui risultati prenderanno non solo una forma scritta, ma anche teatrale.

Il prodotto finale è una performance potente come un pugno nello stomaco, del resto, ciò che l’antropologo indaga, osserva e vive sul campo provoca spesso e volentieri proprio quella sensazione. L’antropologia analizza la realtà, quella vera, non quella immaginata e cerca di interpretarla, spiegarla e restituirla al pubblico nella maniera più onesta e precisa possibile. Pratica fondante della disciplina è una metodologia rigorosa basata sull’osservazione partecipante, su interviste di tipo qualitativo, sulla permanenza prolungata del ricercatore sul campo, e la trasposizione di tutto ciò in rappresentazione teatrale, in “Chi ama brucia” ha un impatto davvero notevole.

Second Skin – Hospital Uganda

Il corpo è per l’uomo il primo luogo in cui si manifesta lo stupore di essere se stessi.
D. Le Breton

Dall’11 al 21 ottobre 2017 è stato possibile visitare la mostra Second Skin – Hospital Uganda, a cura di Cute Project Onlus & Colezionissima, presso la Galleria Accademia di Torino. La mostra raccoglieva le opere, le fotografie e i testi di Gigi Piana, realizzate durante la missione di Cute Project Onlus a Fort Portal in Uganda a fine del 2016.

Che cosa ci faceva un artista visivo nell’equipe di medici chirurghi e anestesisti incaricati di svolgere una missione umanitaria per la cura e la ricostituzione di corpi lesionati da ustioni?

Probabilmente la motivazione è la stessa per la quale Gigi Piana, artista visivo e performer, è parte attiva di un’associazione formata per lo più da antropologi culturali, orientati al fare antropologia, oltre che a teorizzarla. L’etimo della parola chirurgia è “operare con le proprie mani”, e ha molto a che vedere con l’etimo di arte, che rimanda alla “capacità di agire e di produrre secondo un complesso di regole e di esperienze tecniche e conoscitive”, recita l’enciclopedia Treccani. L’antropologia medica da anni riafferma la centralità del corpo e delle sue tecniche, delle sue abitudini socialmente acquisite, dei suoi modi di soffrire e di curarsi, in un processo che procede dall’esperienza sensoriale per andare ad organizzare sistemi di significato rispetto al proprio essere al mondo.

Chiedo il permesso – alla scoperta degli autori

Foto di Cesar Dezfuli

“Centro di accoglienza: occorre pronunziare lentamente queste parole per comprendere, al di là delle trame logore del senso comune e del loro uso ‘impersonale’ nel gergo burocratico e amministrativo, i molti, originali, significati che esse contengono.
Centro e accoglienza sono oggi “termini – teatro” in cui concretamente si rappresentano l’elaborazione del nostro passato di popolo di migranti, le forme che definiscono e qualificano la nostra cultura civile, i modi con cui diamo attuazione ai valori fondativi di una repubblica democratica ed europea, la coerenza tra principi religiosi e laici e i comportamenti.”

dalla premessa di “Chiedo Permesso”

Venerdì 6 ottobre ore 18.00 verrà presentato a Biella presso Palazzo Ferrero il libro “Chiedo permesso”. Il volume introduce le persone, le storie e i silenzi dei centri di accoglienza per richiedenti asilo del Biellese.

Chiedo permesso

Foto di Cesar Dezfuli – Migranti aspettano a bordo della nave di soccorso Iuventa – appartenene alla ONG Jugend Rettet – la guardia costiera italiana per il trasferimento in Italia. Sono stati salvati a 20 miglia nautiche dalla costa libica, da un gommone con oltre cento persone a bordo

Nell’ambito della mostra “Confini migranti”, Eleonora Spina e Margherita Piccioni presenteranno a Biella venerdì 6 ottobre alle ore 18.00 il libro “Chiedo permesso”. Il volume introduce le persone, le storie e i silenzi dei centri di accoglienza per richiedenti asilo del Biellese.

“Confini migranti”, progetto all’interno del quale si è sviluppato il libro, nasce con lo scopo di mostrare attraverso la scrittura etnografica e la fotografia sociale cos accade dentro le mura dei centri di accoglienza e le dinamiche che si instaurano tra questi luoghi e l’esterno.

La verità dietro la mappa

Intervista a Laura Canali, cartografa di Limes e artista

Gigi Piana e Laura Canali si sono incontrati durante “Ogni cento metri il mondo cambia” (4 -7 maggio 2017) a Dogliani (CN) per esporre le proprie opere. Da questo incontro nasce l’occasione di una chiacchierata che ci porta dietro le quinte del lavoro di cartografa e artista di Laura.

Ogni cento metri il mondo cambia. Foto di Paolo Properzi

Gigi ed Elisa spinti dalla curiosità hanno messo insieme un po’ di domande: Come nasce una mappa? Come si scelgono i simboli? Come è possibile rappresentare la complessità del reale su una superficie bidimensionale? Qual è la differenza tra lavoro artistico e scientifico?

Siamo andati a cercare la verità dietro la mappa, un’occasione non solo per curiosare dietro le quinte di un lavoro antichissimo, ma anche di riflettere sul ruolo dell’arista e dello scienziato.

orientarci/si

Abbiamo deciso di inaugurare “orientarci/si” con una performance a partecipazione collettiva poiché riteniamo che alcuni linguaggi siano in grado più di altri di “parlare” in modo efficace. L’arte, nelle sue tante forme e declinazioni, come sottolinea F. Schott-Billmann, da un lato di ex-prime (preme fuori, esprime) e dall’altro im-pressiona (preme dentro, im-prime), produce shock estetico e proprio per questo favorisce il processo trasformativo.

Quindi per presentarci come associazione che tenta il dialogo tra più ambienti disciplinari, abbiamo deciso di partire dall’esperienza, prima che dalla teoria. L’esperienza vissuta e condivisa dai partecipanti ha preceduto il tempo dedicato agli interventi verbali, volti a narrare ciò che ci muove e a dare voce ad alcuni membri che hanno portato la loro testimonianza rispetto all’uso che si può fare dell’antropologia fuori (e anche dentro) l’accademia.

orientarci/si: arte, danza e antropologia

Venerdì 19 Maggio ramodoro presenta presso lo Spazio HYDRO di Biella i propri progetti con un evento che combina arte, performance e antropologia.

Un’occasione unica per riflettere su come ci orientiamo nella modernità. In questo mondo globale nel quale sempre più spesso l’uomo si sente spaesato, l’antropologia, che ha proprio nello spaesamento uno dei suoi principali strumenti euristici, intende proporre attraverso l’uso di linguaggi artistici approcci ibridi ed inediti per decifrare i segnali che ci circondano e provare così a ri-orientarci. L’evento sarà l’occasione per comprendere che cos’è l’antropologia, disciplina in costante ridefinizione di se stessa, e come questa può essere utilizzata per affrontare alcune delle grandi sfide odierne: comprendere cause e conseguenze della marginalità sociale e delle vulnerabilità strutturali, rivisitare l’incontro con l’Alterità, oggetto principe della disciplina antropologica, ma anche fondamento imprescindibile del vivere insieme.