Un ritmo (imprendibile) per l’anima

Foto: Viaggio Routard

Il lavoro “un ritmo per l’anima”, curato da Giuliano Pagani, mette insieme un documento video e un libretto con raccolte le trascrizioni delle interviste agli autori coinvolti nel progetto.

Il DVD, della durata di 45’ circa, si apre con una costruzione romanzata di una storia di “tarantismo”, dove vediamo una ragazza salentina alle prese con una serie di problemi connessi alla questione del “morso” della taranta: la ragazza si aggira per un paese dove ogni finestra ha i suoi occhi, e in preda a una sorta di stato di transe, raggiunge il mare e batte, a ritmo, due pietre. Su questa scena compare quindi la voce narrante vera e propria, che racconta il fenomeno del tarantismo dalle sue origini, soffermandosi su come “il rito” fosse visibile in Salento fino alla fine degli anni ’60, e fornendone una descrizione nelle sue diverse fasi.

Già altri autori, come approfondito in questo articolo avevano tentato di scomporre il rituale nel suo svolgersi: dal momento “a terra”, in cui la tarantolata si contorce a terra, passando per un momento di danza vera e propria e di armonizzazione crescente del corpo con la musica, fino al ritorno a terra, segno di un raggiunto stato di quiete.

Latrodoectus, che morde di nascosto

“strisciano verso il ritmo i tarantolati, schiacciati da uno spazio senza tempo”

Giovanni Lindo Ferretti

Il documentario “Laetrodectus, che morde di nascosto” traccia un percorso di esplorazione sul fenomeno del tarantismo usando alcune figure professionali che tentano di profilare le origini e la natura del fenomeno e del suo surrogato odierno, rivoltato in chiave “commerciale” (l’interesse attuale per il neotarantismo e la pizzica, il gran numero di gruppi che la suonano). L’opera di Jeremie Basset e Irene Gurrado, con le musiche originali di Ruggiero Inchingolo, uscita nel 2009, è stata girata tra Francia e Italia.

Viene intervistata la figlia del maestro Stifani, il “dottore delle tarantate”, che contò molteplici riti di taranta eseguiti con il suo violino, Ruggiero Inchingolo, un musicologo già allievo del prima citato Stifani, Gino Dimitri, uno storico ed esperto di tarantismo, e George Lapassade, sociologo di Parigi scomparso nel 2008 e studioso del fenomeno.

con_fini di lucro

Oggi, Venerdì 29 Giugno a Biella si inaugura la seconda edizione del Festival Viaggio – Orizzonti, Frontiere, Generazioni.

L’evento si apre con una conferenza sul tema “Viaggi e Migranti” con Domenico Quirico, giornalista de La Stampa Torino, presso il Palazzo Ferrero Miscele Culturali.

A partire dalle ore 19:00 invece si inaugurano le mostre degli artisti che partecipano all’evento, tra cui Imer Guala, Vincenzo Tabacco, Giorgio Maria Griffa e il nostro Gigi Piana.

TO(rino) BE DIFFERENT

Arti in scena

ramodoro vi invita a partecipare alla seconda edizione del Festival. Un’occasione per scoprire come l’antropologia e arte si declinano in eventi partecipativi e trasformativi. Con la partecipazione del nostro artista preferito, Gigi Piana e della presidentessa Aurora Lo Bue.

L’associazione MAC – MovimentoArteCreatività è lieta di invitarvi alla seconda edizione del Festival TO(rino) BE DIFFERENT – Arti in scena, che si terrà il 15-16-17 giugno 2018 presso i locali della Cavallerizza Irreale di Via Verdi a Torino.

La scelta di realizzare un festival nasce dall’esigenza di aprire al pubblico torinese la possibilità di accedere a prodotti artistici di qualità realizzati da professionisti del settore delle arti, delle artiterapie e dei linguaggi per la cura.

CONdiVISIONE – la performance in 20 foto

Fare antropologia, oltre che pensarla e teorizzarla, è l’idea guida che ci ha spinto a costituirci come associazione. Un’antropologia che si occupi di fornire degli strumenti di lettura e, in seconda battuta, di intervento rispetto alle problematiche del nostro quotidiano. Per questa ragione abbiamo deciso di inaugurare l’evento di ramodoro, “CONdiVISIONE“, con una performance a partecipazione collettiva.

L’arte è uno strumento espressivo in grado di produrre uno shock estetico e favorire il processo trasformativo. Come per l’antropologia, anche per l’arte si tratta di un “fare” per trasformare, per indurre ad una riflessione e a una riflessività, quella capacità di riflettere anche su se stessi. ramodoro intende l’arte nel suo valore primigenio, che è politico: arte per la comunità, arte per educare, arte per curare, arte per canalizzare conflitti e creare spazi di partecipazione condivisa.

Ecco allora che CONdiVISIONE ha preso le mosse dall’esperienza corporea per poi arrivare in un secondo momento al confronto teorico e al dialogo verbale con il pubblico.

Abbiamo voluto giocare con l’idea di confine, a partire da una suggestione materica e tangibile.

CONdiVISIONE

Opera di copertina: Gigi Piana

Dalla separazione al vivere insieme

L’associazione “ramodoro – antropologia pratica per il sociale” è lieta di invitarvi sabato 17 marzo alle ore 18.00, presso i locali di “Via delle Orfane 15”, a “CONdiVISIONE – dalla separazione al vivere insieme“.

Un momento di incontro e confronto, dove danza, arte e antropologia faranno da guida alla scoperta di nuove pratiche del vivere quotidiano, dove lo spazio si trasforma e conforma dando vita a nuovi modi dell’abitare contemporaneo.

CONdiVISIONE” vuole essere un’occasione di riflessione, un racconto, attraverso performance artistiche e testimonianze, di come lo spazio possa diventare fluido e adattarsi allo stile di vita di chi lo abita, ri-significando l’idea dell’abitare come relazione complessa con un ambiente, come “processo” e come “atto”.

¿frontera esta_tal?

ESEN

Opere Gigi Piana

Dal 23/02 al 03/03 negli spazi espositivi di Espronceda a Barcellona. Giovedì 22/03 alle ore 19.30 si inaugura la mostra alla presenza dell’artista che svolgerà una performance coinvolgendo il pubblico. Scopri di più e partecipa all’evento su “¿frontera esta_tal? | Gigi Piana”.

Le linee e i confini vengono usati per rappresentare le nostre identità. Questo tema che ha assunto una rilevanza sempre maggiore, diventando una tra le più diffuse chiavi d’interpretazione della realtà odierna. Anche in Catalogna e in Spagna la domanda “chi siamo” è al centro del dibattito politico e sociale. I lavori di Gigi Piana sono quindi importanti per ricordarci che l’identità non è un destino, bensì un insieme di decisioni: non solo decidiamo dove disegnare i confini, ma questa linea si può spostare e ridisegnare.

“Chi ama brucia”

Quando un’antropologa sale sul palcoscenico

Da tempo mi affascina l’idea che la ricerca scientifica debba trovare il modo di comunicare, di rivolgersi ad un vero pubblico. Inoltre penso che il teatro debba nutrirsi di ciò che realmente accade nel mondo, della contemporaneità, e abbia il dovere di illuminarne gli angoli scuri. Allo stesso tempo mi sembra che il teatro (che intendo come ricerca sull’umanità), abbia bisogno e debba avvicinarsi il più possibile ad una scienza, al suo tentativo metodologico di onestà ed esattezza, o perlomeno debba tentare di dire delle cose “vere”. Da questa consonanza e dalla necessità di dare corpo ad un materiale che sento il dovere di rendere pubblico nasce lo spettacolo “Chi ama brucia. Discorsi al limite della Frontiera”. (Alice Conti)

“Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera” è lo straordinario spettacolo di Alice Conti, attrice e regista, ma non solo. Nel 2012 si laurea in Antropologia culturale, con una tesi sul C.I.E. (Centro di Identificazione e di Espulsione per stranieri) di Torino, dove conduce una ricerca etnografica i cui risultati prenderanno non solo una forma scritta, ma anche teatrale.

Il prodotto finale è una performance potente come un pugno nello stomaco, del resto, ciò che l’antropologo indaga, osserva e vive sul campo provoca spesso e volentieri proprio quella sensazione. L’antropologia analizza la realtà, quella vera, non quella immaginata e cerca di interpretarla, spiegarla e restituirla al pubblico nella maniera più onesta e precisa possibile. Pratica fondante della disciplina è una metodologia rigorosa basata sull’osservazione partecipante, su interviste di tipo qualitativo, sulla permanenza prolungata del ricercatore sul campo, e la trasposizione di tutto ciò in rappresentazione teatrale, in “Chi ama brucia” ha un impatto davvero notevole.

Second Skin – Hospital Uganda

Il corpo è per l’uomo il primo luogo in cui si manifesta lo stupore di essere se stessi.
D. Le Breton

Dall’11 al 21 ottobre 2017 è stato possibile visitare la mostra Second Skin – Hospital Uganda, a cura di Cute Project Onlus & Colezionissima, presso la Galleria Accademia di Torino. La mostra raccoglieva le opere, le fotografie e i testi di Gigi Piana, realizzate durante la missione di Cute Project Onlus a Fort Portal in Uganda a fine del 2016.

Che cosa ci faceva un artista visivo nell’equipe di medici chirurghi e anestesisti incaricati di svolgere una missione umanitaria per la cura e la ricostituzione di corpi lesionati da ustioni?

Probabilmente la motivazione è la stessa per la quale Gigi Piana, artista visivo e performer, è parte attiva di un’associazione formata per lo più da antropologi culturali, orientati al fare antropologia, oltre che a teorizzarla. L’etimo della parola chirurgia è “operare con le proprie mani”, e ha molto a che vedere con l’etimo di arte, che rimanda alla “capacità di agire e di produrre secondo un complesso di regole e di esperienze tecniche e conoscitive”, recita l’enciclopedia Treccani. L’antropologia medica da anni riafferma la centralità del corpo e delle sue tecniche, delle sue abitudini socialmente acquisite, dei suoi modi di soffrire e di curarsi, in un processo che procede dall’esperienza sensoriale per andare ad organizzare sistemi di significato rispetto al proprio essere al mondo.

Chiedo il permesso – alla scoperta degli autori

Foto di Cesar Dezfuli

“Centro di accoglienza: occorre pronunziare lentamente queste parole per comprendere, al di là delle trame logore del senso comune e del loro uso ‘impersonale’ nel gergo burocratico e amministrativo, i molti, originali, significati che esse contengono.
Centro e accoglienza sono oggi “termini – teatro” in cui concretamente si rappresentano l’elaborazione del nostro passato di popolo di migranti, le forme che definiscono e qualificano la nostra cultura civile, i modi con cui diamo attuazione ai valori fondativi di una repubblica democratica ed europea, la coerenza tra principi religiosi e laici e i comportamenti.”

dalla premessa di “Chiedo Permesso”

Venerdì 6 ottobre ore 18.00 verrà presentato a Biella presso Palazzo Ferrero il libro “Chiedo permesso”. Il volume introduce le persone, le storie e i silenzi dei centri di accoglienza per richiedenti asilo del Biellese.