Un architetto mi disse (la ciclabile e il casermone)

Questa foto è un pretesto. Un pretesto per parlare di cultura, abitudine al pensiero, immaginario. Forse mi sto ponendo un obiettivo un po’ troppo ambizioso ma quantomeno ci provo.

Si tratta di una foto scattata a Copenaghen nel 2013, sull’isola di Amager (si pronuncia /ama/). L’isola di Amager, collegata al resto della città attraverso una serie di ponti di medie e grandi dimensioni, costituisce di fatto un quartiere nonché una zona a sé. Qui siamo sull’isola di Amager, ci si sente spesso dire a Copenaghen, quasi ad intendere uno spazio altro. Altro ma non troppo: inutile indugiare su questo particolare perché rimane comunque un pezzo di città tutt’altro che estraneo. Mi è stato descritto come uno spazio più selvaggio rispetto al resto della metropoli. Poi come spazio in cui si possono fare diverse cose ed infine come il luogo che ospita la spiaggia.

Studiare Swahili con un App

Buone notizie per gli appassionati di lingue, per i viaggiatori e per gli antropologi interessati all’Africa orientale, dal 3 Marzo Duolingo ha lanciato il suo primo corso dedicato ad una lingua africana: lo swahili!

Durante il “Design Indaba” di Cape Town, la conferenza dedicata alla tecnologia e al design, il CEO della famosa app gratuita per studiare le lingue ha annunciato il lancio della piattaforma dedicata allo Swahili (conosciuto anche come Kiswahili), lingua Bantu parlata in Kenya, Tanzania, Uganda, Rwanda, Burundi, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, isole Comoree (considerata un dialetto dello swahili) e parti del Zambia, Malawi e Mozambico. Si tratta della lingua franca più importante per la regione dei grandi laghi che sta vivendo una fase di vivace crescita.

La grande festa dell’Antropologia a Bologna

21-23 Aprile 2017

Dal 21 Aprile a Bologna si apre la prima edizione di “Mille/Piani”, il Festival di Antropologia che quest’anno parlerà di “periferie”. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Fabiola che si occupa dell’organizzazione e ci ha svelato come è nata e si è sviluppata l’idea del festival.

Elisa: Ci racconti un po’ di te?

Fabiola: Sono una studentessa universitaria al secondo anno di Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali all’Università di Bologna. Vengo da Roma, ma in realtà ho origini rumene. Ora sono 2 anni che vivo a Bologna per l’Università. Ho 20 anni e mi occupo del laboratorio di Antropologia Mille/Piani insieme ad un gruppo di studenti e studentesse di antropologia e non.

Confessioni dal campo: quando si ama l’informatore

Le scuole antropologiche hanno spesso privilegiato le discussioni sulle modalità della conoscenza, dell’interpretazione e della scrittura etnografica rispetto alle riflessioni sul metodo etnografico. Durante gli anni universitari ci si forma sulla seconda fase del lavoro dell’antropologo, la scrittura, molto più che sulla prima fase, la ricerca, e lo studente purtroppo se ne rende conto troppo tardi: quando si trova da solo sul campo alle prese con un guazzabuglio di emozioni.

Non a caso, la prima ricerca di campo è diventata un topos letterario, metaforicamente un rito di iniziazione, con la fase di preparazione, i riti preliminari al viaggio, il margine con i riti liminari e l’incontro etnografico vero e proprio, ed infine la fase di riaggregazione alla società di partenza.

La mappa del carnevale


Se conosci un carnevale che non è presente nella mappa, lascia un commento descrivendolo in poche righe e lo aggiungeremo alla lista.

I paradigmi e le teorie scientifiche si alternano un po’ come le mode. Molto dipende dal nostro modo di raccontare il percorso storico, quasi sempre visto come una strada a tappe, dove una teoria supera e migliora la precedente. Un po’ come se tutto potesse essere rappresentato sulla “linea del tempo”, così come ci hanno insegnato alle elementari.

Si selfie chi può

Foto: Elisa Muntoni

Nel giro di pochi anni, la mobile photography ha preso la forma di un fenomeno che riguarda milioni di persone. Si tratta di un nuovo codice che supera ogni barriera linguistica e che viene utilizzato per condivide

re, raccontare, testimoniare e manifestare se stessi, alimentando un flusso ininterrotto di immagini che mette in comunicazione gli individui da un angolo all’altro del mondo.

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Per l’anno che verrà

Pochi mesi fa iniziava la nuova avventura del Bosco di Diana.

L’accoglienza del progetto è stata davvero calorosa. In pochi mesi grazie all’impegno dei membri di ramodoro sono stati pubblicati dei contributi su tematiche eterogenee: cura, danza, migranti, genere, progetti artistici, estratti dai classici dell’antropologia. In pochi mesi abbiamo toccato diversi continenti: siamo stati in Sudafrica con Marco, in Uganda con Gigi, in India con Federica ed in Australia in compagnia di Alessandro.

Siamo solo all’inizio!

Dissolvere i confini dell’identità

Stephen Nachmanovitch ha un sapere eclettico quasi come il suo maestro, Gregory Bateson con cui ha realizzato la sua tesi dottorale su William Blake presso la Hardvard University.

Oltre ad essere uno scrittore, Nachmanovitch è un musicista (violinista e violoncellista esperto di improvvisazione musicale), un progettista informatico e un educatore. Forse non possiamo definire S. Nachmanovitch un antropologo, ma sicuramente la materia ha influenzato la sue opere. Per comprendere la sua opera è importante ricordare inoltre la sua adesione alla filosofia zen*, altro elemento che pervade l’interna sua produzione.

Toilette design

Bagni: tra tabù e differenze culturali

“Non ci si pensa spesso, ma i gabinetti hanno una notevole importanza nella vita dell’uomo.”

In Asia, Tiziano Terzani

Nel lontano 1988 Terzani pubblicava un articolo dedicato alla cultura dei gabinetti in Giappone esplorando e raccontando lo stravagante interesse nipponico per i bagni. Il tono dell’articolo è in bilico tra il serioso e il canzonatorio: in fin dei conti si tratta di uno degli ultimi tabù. Se parlare di sesso non è uno scandalo, rimane invece ancora difficile parlare di una delle funzioni più comuni degli esseri viventi.