L’Ex MOI e il diritto alla festa

Domenica di primavera precoce a Torino il 10 marzo 2019.

Le domeniche danzanti all’ex Moi sono sempre una grande incognita. Sui social l’evento esce qualche giorno prima. E’ un gioco di passaparola e, alla maniera di un flash mob, si parte e si va, senza sapere con esattezza fino all’ultimo momento chi e quanti saranno i partecipanti, tra cittadini torinesi e abitanti delle palazzine. Gli occupanti sono persone di provenienza varia che non hanno ottenuto ancora il loro lascia-passare…o il loro “lascia-stare” – una possibilità di andare, una possibilità di stare. Persone che hanno trovato un luogo da abitare, che rischia di diventare un non-luogo: dentro la città, ma un po’ fuori, periferico nel pensiero e nella pratica, ritenuto quasi inaccessibile a molti cittadini che non lo conoscono, o che, se lo conoscono, tendenzialmente lo evitano.

Inugurazione mostra fotografica IESA

Ci si deve prendere cura degli altri senza soffocarne la voce.

Agostino Pirella

È stata inaugurata giovedì presso il foyer della Lavanderia a Vapore di Collegno la mostra fotografica sul Servizio IESA ASL TO3, curata da IESA ASL TO3 insieme a ramodoro e all’equipe del servizio.

Attraverso la fotografia partecipativa ci siamo posti l’obiettivo di raccontare il progetto IESA attraverso l’occhio e l’esclusivo punto di vista dei membri delle famiglie del progetto.

Lo IESA in foto: spazio, tempo e condivisione

Scatti in anteprima dalla mostra di Collegno.

Il 5 dicembre 2018 alle 17:30, presso il foyer della Lavanderia a Vapore di Collegno (Corso Pastrengo 51, Collegno), verrà inaugurata una mostra fotografica organizzata e promossa dal progetto IESA di Collegno (ASLTO3) insieme all’Associazione ramodoro – Antropologia pratica per il sociale.

Verrà inoltre ricordato il lavoro di Agostino Pirella, co-protagonista della riforma sanitaria che, unica in Europa, portò l’Italia a superare concettualmente l’idea del manicomio come strumento principe da mettere in campo per la lotta alla malattia mentale. Pirella è venuto a mancare nel 2017.

La mostra fotografica consisterà in circa 60 scatti prodotti seguendo il criterio della fotografia partecipativa, avendo cioè chiesto agli attori interessati di usare qualsiasi mezzo (smartphone, macchine digitali, etc.) a loro disposizione per documentare la “loro” realtà quotidiana. Sarà dunque un affaccio realistico e veritiero sul mondo degli affidi eterofamigliari promossi dal servizio IESA dell’ASLTO3.

Convegno TRADURRE

Mercoledì 10 Ottobre ramodoro partecipa al convegno TRADURRE: Tradire e condurre, che si svolgerà a Biella nell’Auditorium Città Studi.

La “traduzione-mediazione” ha la missione di portare/condurre oltre, ma ha anche in sé il rischio di tradire (consapevolmente o meno) l’intenzione del messaggio originale.

L’incontro a ingresso libero avrà inizio alle ore 16 con la registrazione dei partecipanti.

Dopo una breve presentazione della “Borsa di studio Erica Baretich”, parleremo di mediazione, analizzando rischi e potenzialità. Per ramodoro, interverrà Marta Mosca che porterà la testimonianza e il punto di vista dell’antropologia.

Per informazione e iscrizioni: 

Associazione C.R.E.S.CO.

mail: cresco.odv@gmail.com

cell: 347.3673990 – 366.1097876

con_fini di lucro

Oggi, Venerdì 29 Giugno a Biella si inaugura la seconda edizione del Festival Viaggio – Orizzonti, Frontiere, Generazioni.

L’evento si apre con una conferenza sul tema “Viaggi e Migranti” con Domenico Quirico, giornalista de La Stampa Torino, presso il Palazzo Ferrero Miscele Culturali.

A partire dalle ore 19:00 invece si inaugurano le mostre degli artisti che partecipano all’evento, tra cui Imer Guala, Vincenzo Tabacco, Giorgio Maria Griffa e il nostro Gigi Piana.

La vocazione interstiziale dell’antropologia culturale e la mediazione etnoclinica come lavoro di rete tra I servizi.

Il progetto di uno “sportello di mediazione etnoclinica” a Biella a cura di Eleonora Spina, antropologa culturale.

L’ultimo intervento di CONdiVISIONE parte dal racconto di un’esperienza vissuta e da un progetto che ramodoro ha particolarmente a cuore.


Per presentare la maniera in cui tento di fare antropologia lavorando come mediatrice etnoclinica – che è poi la forma in cui personalmente provo a calare le teorie antorpologiche nella concretezza di una pratica professionale quotidiana, con tutte le mediazioni e compromessi che quest’operazione esige – non posso che cominciare dalla storia di un altro, mantendomi così fedele a quell’intuizione dell’antropologia per cui non si conosce se stessi se non nella relazione dialettica, spesso faticosa ed accidentata, con l’altro da sè.

Il protagonista della vicenda è un uomo maliano che nel 2008 lascia il suo villaggio per cercare lavoro in una grande e conosciuta città del Nord, Gao, non distante dal confine col Niger. Quando nel 2012 la regione diventa teatro dei cruenti scontri assurti agli onori della cronaca internazionale, anche il nostro uomo è fatto oggetto di violenze ed è costretto ad assistere impotente ai soprusi inflitti ad una delle due mogli. A seguito di questo episodio fugge dal Paese e, dopo un viaggio estremamente lungo ed accidentato, raggiunge infine la Libia. Qui, dopo mesi di detenzione nelle famigerate carceri libiche, riesce ad imbracarsi e a raggiungere l’Italia

Antropologia e progetti per l’umanità: come noialtri possiamo costruire società sostenibili e persone libere.

 Spunti da “La cultura ci rende umani. Movimenti, diversità e scambi” (Utet, 2018) 

Marta Mosca, antropologa culturale e autrice di uno dei saggi raccolti nel volume “La cultura ci rende umani” ha curato il terzo intervento di CONdiVISIONE.


Come si coniuga l’antropologia con la costruzione di un’umanità più equa? Le dinamiche e gli eventi che caratterizzano i nostri tempi non sono sempre di facile comprensione, e proprio per questo motivo emergono interpretazioni semplicistiche e stereotipi che tendono a deformare la realtà dei fatti. La contemporaneità dunque, così complessa, richiede con una certa urgenza un approccio antropologico, vale a dire, un approccio che tenga conto prima di ogni altra cosa dell’essere umano in quanto tale e che dovrebbe essere adottato in diverse sfere del sociale: l’istruzione, il lavoro, la sanità, le politiche sociali. Ma come si fa a tenere conto dell’uomo prima di ogni altra cosa?

Forme e spazi del dono e della condivisione nella società contemporanea

 

Da un progetto IESA a un progetto di co-housing per comprendere le differenze del donare e del condividere.

Marco Anselmi, antropologo culturale

Il dono viene in genere contrapposto al mercato. Il primo sarebbe fondato sulla reciprocità, sulla fiducia, sulla relazione; lo scambio di mercato, viceversa, sull’interesse, sull’egoismo e sul calcolo. Questa polarità si sta tuttavia rivelando problematica, è necessario a questo punto introdurre una terza possibilità, la condivisione. Pratica nascosta e poco analizzata negli studi antropologici, la condivisione appare tuttavia costitutiva dell’umanità e di tanti aspetti della contemporaneità.

CONdiVISIONE – Gli interventi

CONdiVISIONE ha preso le mosse dall’esperienza corporea, una performance che potete riassaporare attraverso il servizio fotografico realizzato durante la serata, la seconda parte dell’evento é stata dedicata al confronto teorico e al dialogo con il pubblico. Il filo rosso degli interventi é stata proprio la parola “condivisione”: abbiamo provato a illustrare da diversi punti di vista e seguendo diversi progetti dell’associazione cosa significa oggi condividere e fare antropologia.

Con una serie di post vorremo dare la possibilità a tutti coloro che non erano presenti e coloro i quali si fossero persi qualche pezzetto per strada di rileggere i contenuti della serata.

CONdiVISIONE – la performance in 20 foto

Fare antropologia, oltre che pensarla e teorizzarla, è l’idea guida che ci ha spinto a costituirci come associazione. Un’antropologia che si occupi di fornire degli strumenti di lettura e, in seconda battuta, di intervento rispetto alle problematiche del nostro quotidiano. Per questa ragione abbiamo deciso di inaugurare l’evento di ramodoro, “CONdiVISIONE“, con una performance a partecipazione collettiva.

L’arte è uno strumento espressivo in grado di produrre uno shock estetico e favorire il processo trasformativo. Come per l’antropologia, anche per l’arte si tratta di un “fare” per trasformare, per indurre ad una riflessione e a una riflessività, quella capacità di riflettere anche su se stessi. ramodoro intende l’arte nel suo valore primigenio, che è politico: arte per la comunità, arte per educare, arte per curare, arte per canalizzare conflitti e creare spazi di partecipazione condivisa.

Ecco allora che CONdiVISIONE ha preso le mosse dall’esperienza corporea per poi arrivare in un secondo momento al confronto teorico e al dialogo verbale con il pubblico.

Abbiamo voluto giocare con l’idea di confine, a partire da una suggestione materica e tangibile.