Il Natale sul banco degli imputati

Anche quest’anno arriva il Natale e anche quest’anno arrivano le polemiche. L’ultimo esempio a Bollate, dove nel presepe realizzato in una scuola elementare, la capanna è stata sostituita da un barcone e ha scatenato commenti da parte della sezione locale della Lega Nord.

In realtà è il Natale, e il modo in cui lo festeggiamo, ad essere ogni anno l’occasione per una discussione sull'”originalità” della celebrazione e il “vero senso” della festa.

Quest’anno ramodoro vuole farvi i migliori auguri per le feste in arrivo riproponendo alcuni passi di un breve saggio di Claude Lévi-strauss intitolato “Babbo Natale giustiziato” (in originale “Le Père Noël supplicié“, apparso nel 1952 sulla rivista Les Tempes Modernes).

Idee che vale la pena diffondere

Spunti per un’antropologia virale

Tutti conoscono i TED talk, il progetto nato nel 1984 come conferenza sui temi della tecnologia, intrattenimento e design, oggi è diffuso in tutto il mondo grazie al suo stile: video brevi della durata di una ventina di minuti che presentano un’idea “che vale la pena diffondere”.

Domenica 19 Novembre si è tenuto a Monaco di Baviera un TEDx, dove x significa che l’evento è organizzato in modo indipendente da un’associazione locale, ma comunque sotto la licenza TED e quindi rispettando il tipico formato. Tra i temi trattati: salute mentale, educazione sessuale e migrazioni, pertanto ho deciso di prendervi parte. Anche se tra gli speaker non compariva alcun antropologo eccomi qui a scriverne.

Fascismo alimentare

Foto: JudithTB

“Dimmi ciò che mangi e ti dirò chi sei”

Gastronomo e politico francese Jean Anthelme Brillat-Savarin.

Quando si vive all’estero, la domanda “Cosa ti manca di più dell’Italia?” diventa ricorrente e la risposta molto spesso include una lunga lista di pietanze. Certo, in un mondo globalizzato trovare certe leccornie non è impossibile, anche lontano da casa, ma spesso quelle pietanze che erano parte della quotidianità, all’estero diventano concessioni saltuarie, piccoli eventi per celebrare o curare la nostalgia, spezzando una nuova routine che coinvolge anche l’ambito alimentare.

Lévi-Strauss ne “Il crudo e il cotto” individua proprio nel passaggio dal cibo crudo al cibo cotto la corrispondente articolazione tra natura e cultura. Se tutti gli animali mangiano, noi siamo l’eccezione che cucina. I cibi non sono solo nutrienti necessari alla vita, ma divengono simboli, portatori di significati culturalmente definiti.

Letture sul campo: Il giovane antropologo

Spesso in antropologia si privilegia l’insegnamento della teoria piuttosto che la discussione sulla metodologia di campo, tanto che anche Margaret Mead non si sentiva esattamente pronta per la sua prima ricerca sul terreno.

Da allora sicuramente molto è cambiato nella didattica dell’antropologia, ma la prima esperienza di campo è ancora percepita come un rito d’iniziazione da affrontare con coraggio, entusiasmo e un pizzico di incoscienza!

Ecco allora un consiglio per una lettura da fare prima, durante o subito dopo il campo: “Il giovane antropologo (Appunti da una capanna di Fango)” di Nigel Barley.

Studiare Swahili con un App

Buone notizie per gli appassionati di lingue, per i viaggiatori e per gli antropologi interessati all’Africa orientale, dal 3 Marzo Duolingo ha lanciato il suo primo corso dedicato ad una lingua africana: lo swahili!

Durante il “Design Indaba” di Cape Town, la conferenza dedicata alla tecnologia e al design, il CEO della famosa app gratuita per studiare le lingue ha annunciato il lancio della piattaforma dedicata allo Swahili (conosciuto anche come Kiswahili), lingua Bantu parlata in Kenya, Tanzania, Uganda, Rwanda, Burundi, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, isole Comoree (considerata un dialetto dello swahili) e parti del Zambia, Malawi e Mozambico. Si tratta della lingua franca più importante per la regione dei grandi laghi che sta vivendo una fase di vivace crescita.

La grande festa dell’Antropologia a Bologna

21-23 Aprile 2017

Dal 21 Aprile a Bologna si apre la prima edizione di “Mille/Piani”, il Festival di Antropologia che quest’anno parlerà di “periferie”. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Fabiola che si occupa dell’organizzazione e ci ha svelato come è nata e si è sviluppata l’idea del festival.

Elisa: Ci racconti un po’ di te?

Fabiola: Sono una studentessa universitaria al secondo anno di Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali all’Università di Bologna. Vengo da Roma, ma in realtà ho origini rumene. Ora sono 2 anni che vivo a Bologna per l’Università. Ho 20 anni e mi occupo del laboratorio di Antropologia Mille/Piani insieme ad un gruppo di studenti e studentesse di antropologia e non.

Confessioni dal campo: quando si ama l’informatore

Le scuole antropologiche hanno spesso privilegiato le discussioni sulle modalità della conoscenza, dell’interpretazione e della scrittura etnografica rispetto alle riflessioni sul metodo etnografico. Durante gli anni universitari ci si forma sulla seconda fase del lavoro dell’antropologo, la scrittura, molto più che sulla prima fase, la ricerca, e lo studente purtroppo se ne rende conto troppo tardi: quando si trova da solo sul campo alle prese con un guazzabuglio di emozioni.

Non a caso, la prima ricerca di campo è diventata un topos letterario, metaforicamente un rito di iniziazione, con la fase di preparazione, i riti preliminari al viaggio, il margine con i riti liminari e l’incontro etnografico vero e proprio, ed infine la fase di riaggregazione alla società di partenza.

La mappa del carnevale


Se conosci un carnevale che non è presente nella mappa, lascia un commento descrivendolo in poche righe e lo aggiungeremo alla lista.

I paradigmi e le teorie scientifiche si alternano un po’ come le mode. Molto dipende dal nostro modo di raccontare il percorso storico, quasi sempre visto come una strada a tappe, dove una teoria supera e migliora la precedente. Un po’ come se tutto potesse essere rappresentato sulla “linea del tempo”, così come ci hanno insegnato alle elementari.

Dissolvere i confini dell’identità

Stephen Nachmanovitch ha un sapere eclettico quasi come il suo maestro, Gregory Bateson con cui ha realizzato la sua tesi dottorale su William Blake presso la Hardvard University.

Oltre ad essere uno scrittore, Nachmanovitch è un musicista (violinista e violoncellista esperto di improvvisazione musicale), un progettista informatico e un educatore. Forse non possiamo definire S. Nachmanovitch un antropologo, ma sicuramente la materia ha influenzato la sue opere. Per comprendere la sua opera è importante ricordare inoltre la sua adesione alla filosofia zen*, altro elemento che pervade l’interna sua produzione.