26 Gennaio – Australia Day?

Il 26 Gennaio 1788 il Capitano Arthur Phillip prese formalmente possesso della colonia del New South Wales, innalzando per la prima volta la bandiera britannica sul suolo australiano, nella Baia di Sydney. Per i successivi cento anni circa, quel giorno fu conosciuto come il giorno dello “Sbarco”, “l’Anniversario” o “la Fondazione”. Nel 1946 il Commonwealth ed i governi di tutti gli Stati australiani si accordarono per l’unificazione delle celebrazioni nazionali nel giorno 26 di Gennaio e lo chiamarono “Australia Day”. Nel 1979 venne fondato il National Australia Day Council, un organo che ancora oggi ha il compito di invitare l’opinione pubblica ad una riflessione più profonda riguardo i traguardi raggiunti dalla nazione e ciò di cui bisogna essere fieri, nonché pensare quale possa essere la via (etica, ma soprattutto economica e socio-politica) migliore per lo sviluppo futuro dell’Australia. Il giorno divenne festa nazionale nel 1994.

Ogni anno il 26 Gennaio hanno luogo alcuni eventi istituzionali, quali cerimonie di accoglienza a nuovi cittadini australiani o assegnazione di cittadinanza onoraria a chi si è particolarmente distinto per aver prestato servizio alla nazione. Si svolgono inoltre attività di intrattenimento quali barbeque, sfilate, fuochi d’artificio, ecc. Molti australiani nutrono però ancora diverse perplessità riguardo l’Australia Day. Alcuni sostengono che la data non sia sufficientemente rappresentativa, supportando alternative ragionevoli quali l’indipendenza delle colonie nel 1850 o la creazione della Federazione nel 1901. Altri ancora non gli danno particolare importanza, descrivendolo come una giornata atta meramente al consumo ed associando molto più spesso al sentimento di unità nazionale il celebre ANZAC Day (Australian and New Zeland Army Corp).

Cosa rappresentano allora i fatti accaduti il 26 Gennaio 1778, perché e per chi sono davvero significativi? Per molti nativi australiani, il 26 Gennaio è una data particolarmente importante da ricordare. È la commemorazione di una profonda perdita. Perdita della sovranità territoriale, della relazioni sociali, del diritto di esercitare la propria cultura. Alcuni lo chiamano “Invasion Day” (Giorno dell’Invasione), altri “Mourning Day” (Giornata di Lutto o del Rimpianto) oppure “Survival Day” (Giorno della Sopravvivenza).

La Prof.ssa Jakelin Troy, direttrice dell’Aboriginal and Torres Strait Islander Research Network all’Università di Sydney, sostiene che nonostante ci siano aspetti della Australia moderna che gli indigeni desiderano celebrare, è difficile non soffermarsi sullo stravolgimento che la civiltà occidentale ha portato nella regione a partire dall’arrivo dei primi coloni.

Ci sono lingue che sono andate perse, popolazioni, storie di culture e conoscenze che sono scomparse a partire dal 1788.

La Prof.ssa Troy dubita che gli aborigeni possano essere parte delle celebrazioni nazionali del 26 Gennaio, almeno così come sono istituite oggi. Essa sostiene che ci sia il bisogno di adottare una prospettiva maggiormente “indigena” e prendere le distanze dal carattere “sdolcinato” di questa giornata.

Non dovremmo essere costretti a marciare, protestare e creare un dibattito politico al fine di ottenere un riconoscimento – esso dovrebbe essere già incorporato in questa giornata. Dovrebbe essere presente in tutti gli annunci relativi al giorno di festa. L’Australia Day non dovrebbe essere una giornata frivola, un evento spumeggiante a base di barbeque, asciugamani colorati e svago in spiaggia. Dovrebbe piuttosto essere un momento di riflessione in cui domandarsi: quale significato ha l’Australia Day per gli australiani?

Catriona Elder, Prof.ssa associata al Dipartimento di Sociologia e Politiche Sociali all’Università di Sydney, sottolinea quanto sia importante tenere in considerazione le modalità in cui gli aborigeni australiani siano inclusi o esclusi dagli eventi riguardanti l’Australia Day, e se ci sia lo spazio per identificare questo giorno come qualcosa che vada oltre ai festeggiamenti.

I governi sono cauti, stanno sulla difensiva e si concentrano su eventi che rendono le persone felici che le fanno sentire unite, piuttosto che dare la parola a chi dissente, rivendica una posizione politica differente e non si sente a proprio agio durante l’Australia Day. Di fatto, questo sarebbe un passo importante verso una più autentica riflessione sulla storia della Nazione.

Per gli aborigeni, l’Australia Day viene inevitabilmente ricordato con rancore, come il giorno in cui la propria terra fu invasa. È per tutti una giornata di lutto e commemorazione delle tante vittime. Ma c’è un terzo sentimento che caratterizza il 26 Gennaio fra le comunità native. Diversi gruppi fanno infatti festa il 26 Gennaio. Lo “Zio” Bill Nicholson (Uncle Bill), un anziano del popolo Wurundjeri, sostiene che preferisce la parola “celebrazione” perché è portatrice di un messaggio positivo:

ho trovato che se ci si siede qui e si portano alla luce tutte le atrocità nel dettaglio e si cerca di far emergere il senso in colpa, le persone si chiudono e il messaggio non viene ricevuto.

Per molti anni Zio Bill ha fatto parte di un evento chiamato “Survival Day”. L’evento si svolge in tutte le principali città australiane, e celebra la sopravvivenza (piuttosto che l’invasione) della cultura degli aborigeni locali attraverso performance artistiche, dibattiti pubblici, danze e altre attività culturali. Ma Zio Bill dice che le celebrazioni non devono offuscare il passato:

il Survival Day non è soltanto essere gentili e premurosi verso la cultura aborigena. Ci sono messaggi estremamente importanti che vengono trasmessi, riguardo la nostra storia e l’impatto che il colonialismo ha avuto ed ha tutt’ora sulle nostre vite”.

Il concetto più significativo, affascinante e contemporaneo del 26 Gennaio sembra dunque essere racchiuso nel termine “sopravvivenza”. Esso infatti pone l’accento sul fatto che le nazioni aborigene abbiano attraversato un importante processo storico e siano vive, in una nuova fase di crescita e produzione culturale. Soprattutto, esse rivendicano sovranità. Sono aperte alla negoziazione, ma ferme nella battaglia per il riconoscimento dei loro diritti, umani e terrieri.

Secondo Bart Willoughby, un musicista aborigeno, l’Australia Day è un momento di accesso alla conoscenza del passato e alla formazione di un’identità australiana autentica:

l’Australia Day è la celebrazione della storia e non il tentativo di misconoscerla. Un vero australiano è qualcuno che sa davvero, davvero, da dove viene.

Di seguito, la prima puntata di “FIRST AUSTRALIANS”, una celebre serie di video-documentari in forma di narrazione illustrata, composta in tutto da 7 episodi (in lingua inglese), riguardanti eventi chiave della storia dell’Australia moderna dal punto di vista indigeno, a partire dai fatti del 26 Gennaio 1788.


Breve bibliografia di riferimento

January 26 – Australia Day, Survival Day or Invasion Day?, SBS, 2016.

Immagine tratta da SBS.

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