La verità dietro la mappa

Intervista a Laura Canali, cartografa di Limes e artista

Gigi Piana e Laura Canali si sono incontrati durante “Ogni cento metri il mondo cambia” (4 -7 maggio 2017) a Dogliani (CN) per esporre le proprie opere. Da questo incontro nasce l’occasione di una chiacchierata che ci porta dietro le quinte del lavoro di cartografa e artista di Laura.

Ogni cento metri il mondo cambia. Foto di Paolo Properzi

Gigi ed Elisa spinti dalla curiosità hanno messo insieme un po’ di domande: Come nasce una mappa? Come si scelgono i simboli? Come è possibile rappresentare la complessità del reale su una superficie bidimensionale? Qual è la differenza tra lavoro artistico e scientifico?

Siamo andati a cercare la verità dietro la mappa, un’occasione non solo per curiosare dietro le quinte di un lavoro antichissimo, ma anche di riflettere sul ruolo dell’arista e dello scienziato.


Come è nata la passione per la geopolitica?

La passione per la geopolitica è nata lentamente. Prima di iniziare a lavorare per Limes, la rivista italiana di geopolitica del Gruppo Espresso, avevo conosciuto la geografia economica e la geografia astronomica a causa dei miei studi scolastici. Mi è subito piaciuto molto trovare dei percorsi diversi partendo da un territorio o da una dimensione stellare. Durante questi studi ho capito subito che la geografia è un punto di partenza, un luogo sul quale si possono proiettare eventi e dinamiche.

La realtà è spesso molto complessa: come è possibile rappresentare una realtà sfaccettata in due dimensioni senza correre il rischio di semplificarla troppo? 


Non credo che la bidimensionalità delle mie mappe sia un ostacolo alla complessità della realtà. La realtà è si, sempre sfaccettata e certe volte è necessario realizzare più mappe di un unico argomento per poter focalizzare solo alcuni aspetti. Ho scelto un’etica del lavoro che ho costruito negli anni. Una mappa geopolitica necessita di lucidità da parte di chi la disegna, non bisogna mai lasciarsi coinvolgere dai propri sentimenti o dalle proprie idee politiche e per poter fare questo serve un’ancora. Un’ancora da lanciare nel mare e che ci permetta di viaggiare per poi ritornare al punto fisso di partenza. La mia ancora è il testo al quale sarà abbinata la mappa. Il testo di un autore di Limes racconta una realtà e la mappa raffigurerà quella realtà.
Così facendo, in un solo volume di Limes, si avrà la possibilità di trovare disegnati e descritti vari aspetti di una stessa situazione e di conseguenza le diverse sfaccettature.

Nelle mappe e nelle opere spesso ci sono vari livelli di interpretazioni sovrapposti perché? É una scelta voluta, stilistica, dettata da una convinzione profonda sul reale o semplicemente un limite pratico di spazio a disposizione?

Le mie mappe hanno vari livelli d’interpretazione per una scelta voluta. Una mappa ha un centro e diverse periferie. Il fulcro è il tema generale e cerco di realizzarlo in modo che possa essere rapidamente riconosciuto. Nella maggior parte dei casi si tratta di un’area geografica e di un segno che possa creare il primo movimento che sarà la base della mappa. Per fare un esempio concreto, nella mappa “Il mondo secondo Trump” , l’immagine di fondo è un planisfero con gli Usa al centro, l’Oceano Atlantico a destra e l’Oceano Pacifico a sinistra.

Il mondo secondo Trump. Fonte: Limes

Il secondo elemento importante è la linea celeste che crea continuità tra Usa e Russia, la prima novità apparsa evidente durante la campagna elettorale di Trump. Da questo si dipanano tutte le altre informazioni, a cascata. Ci sono altre mappe che sono più legate al territorio, come nelle situazioni di guerra. In questi casi la mappa scende molto più nel dettaglio, è molto ingrandita e si perdono i riferimenti geografici classici. Sono mappe molto utili per fare dei focus su situazioni estremamente mutevoli, come ad esempio uno scenario bellico. Allego una mappa dell’Ucraina, teatro attuale di guerra.

La linea del fronte russo-ucraino. Fonte: Limes

Non ho mai avvertito che lo spazio a disposizione fosse un limite per i miei disegni. So che ho quell’area e dentro quella mi muovo. È quasi un lavoro da miniaturista. Ho avuto l’esigenza di espandere i miei colori su tele grandi come per cercare un gesto ampio, una specie di tu o nei colori liberi da significati.

La cartografia è un’arte antichissima, ma allo stesso tempo una scienza precisa, come si coniugano nella sua opera arte e scienza?

La parte scientifica del mio lavoro inizia dal riprodurre la geografia esattamente com’è. Secondo il taglio da dare scelgo l’Atlante o la mappa stradale che serve e comincio il “ricamo”. Una buona base di partenza, ben realizzata, bella da vedere, è il primo elemento per agganciare lo sguardo di chi inizia a viaggiare all’interno della mappa. L’aspetto artistico inizia con i colori che sono fondamentali per raggiungere un ottimo equilibrio e anche per dare il significato agli eventi da spiegare. L’uso del colore è uno degli elementi fondamentali per lo stile delle mie mappe. Penso di avere una naturale predisposizione all’armonia dei colori.
Altro passaggio fondamentale è il “segno” . Una curva, una diagonale, un qualsiasi segno rende una mappa speciale. L’occhio l’aggancia grazie al segno, al solco nitido e ne viene incuriosito, meglio se di colore nero, lucido, netto, sopra ad una base di colori, è un’immagine perfetta.

Come vengono scelti i simboli impiegati all’interno di una carta? Sono collegati a una simbologia condivisa o possono essere creati da zero e ri-semantizzati?

I simboli hanno un ruolo fondamentale nelle mappe in genere e quindi ancora più importanti nelle mappe geopolitiche, dove aiutano a comprendere movimenti o presenze di minoranze e non solo. Ho creato nel tempo molti simboli, in particolare ne ho sentito la necessità dopo l’11 settembre 2001. Data spartiacque. Dopo le torri gemelle tutto è cambiato. Ho creato simboli per le Madrase, per i luoghi Santi, per le cellule jihadiste, per le cellule di al-Qaida, per tutto il mondo islamico. Ne ho inventati altri per identificare le crisi economiche e per evidenziare delle faglie di attrito tra paesi. Altri simboli li ho presi semplicemente dai caratteri forniti dal computer.

Come vengono create le mappe per una rivista come Limes?

Una mappa di Limes nasce da un lavoro di gruppo all’interno della redazione.
Il Direttore della rivista sceglie l’argomento più urgente da trattare e molti dei nostri collaboratori si dedicano alla raccolta dei dati necessari per fornire scientificità alla mappa. Dopo poco cominciano ad arrivare gli articoli a dati ai vari autori, che non sono tutti della redazione, ma persone scelte, esperte sugli argomenti da trattare che stanno in tutto il mondo, una rete di collaboratori che si è creata e rafforzata nel tempo. Inizio la lettura degli articoli segnalati dalla redazione, articoli che hanno bisogno di una mappa. Si distinguono dagli altri perché descrivono dinamiche o fatti legati al territorio o riportano toponimi.

Limes è una rivista mensile quindi può succedere che non riesco a fare tutte le mappe necessarie al volume e forse qualche articolo rimane un po’ orfano.
La raccolta dati è un lavoro di gruppo, il processo creativo no, io sono il filtro tra i dati, la geografia e il foglio bianco.

Laura Canali e Gigi Piana durante l’esposizione “Ogni cento metri il mondo cambia”.

Invece per le opere più artistiche come nasce l’ispirazione? É un’azione in qualche modo più libera e solitaria della cartografia a scopo divulgativo?

Le mie opere artistiche nascono in completa solitudine, sono il frutto di riflessioni solitarie che faccio mentre disegno le mappe di Limes. Sono due elementi che si compensano l’uno nell’altro e che si nutrono uno dell’altro. I lavori artistici sono necessari per tenere separati i sentimenti che comunque nascono mentre disegno la geopolitica. I fatti della vita reale, spesso dolorosi e violenti, lasciano dentro di me degli strascichi che trasporto nell’arte. Ottengo così due risultati. Il primo è quello di tenere lontane le mappe geopolitiche dalle emozioni, il secondo è quello di avere la possibilità di esprimere quello che provo in un ambito più adatto.

Qual è la linea di confine tra le mappe che realizzi per Limes e i tuoi lavori artistici?

È per me un punto fondamentale non “inquinare” le mappe di Limes con le mie sensazioni, diventerebbero di parte, la mia parte e si abbasserebbe il livello di scientificità a affidabilità. Una mappa di Limes è uno strumento per analizzare la realtà, è uno strumento che appartiene ai lettori molto prima che a me che le disegno. È una questione di etica professionale.
Usare la geografia per pura fantasia è un vero godimento per me. Spostare stati, togliere confini, inserire frasi di poeti, è un viaggio meraviglioso nel quale mi lancio appena mi è possibile.

Le mie opere artistiche non hanno uno scopo politico ma piuttosto filosofico.
Mi viene naturale riflettere sul ruolo dell’uomo in confronto con la natura e amo ricordare sempre che l’uomo è natura stessa. Dire che fa parte della natura è sbagliato, quantomeno fuorviante, l’uomo è natura è un elemento naturale esattamente come una pianta. La differenza è che l’uomo pensa e per questo si sente un elemento a parte ma secondo me questo punto di vista è sbagliato e ci porta in errore su molte scelte anche politiche. Mi piace creare lavori che ci portino di più a prendere coscienza di elementi semplici, anche se difficilissimi da accettare, e che per questo abbiamo allontanato, io invece li percepisco molto vicini, quasi ovvi. Sento di avere questo ruolo nell’arte.

Dalla lettura del tuo catalogo “Scusate per l’amore” la descrizione del tuo incontro elettivo con la poetessa russa Marina Cvetaeva nata a Mosca nel 1892, risulta significativo, chiami per questo i tuoi lavori geopoesie, la relazione con il suo lavoro ti permette di leggere nel tuo, il senso profondo dell’amore, verso le cose, verso l’arte, per il senso stesso del fare arte, è corretto?

Marina Cvetaeva, l’incontro con questa poetessa russa è stato dirompente. Nei primi del Novecento lei scrivere di Amore, ma di un Amore così passionale da risultare rivoluzionario. La prima donna femminista, l’origine della donna moderna. Grazie all’incrocio tra la poesia moderna, Sigmund Freud e la scoperta dell’inconscio, si è potuto creare lo spazio per insinuare il sospetto che anche la donna aveva le sue esigenze di espressione nella società civile, partendo dalle arti, dal lavoro e soprattutto nella sfera sessuale. Un senso di apertura è iniziato in quel momento e non si è più fermato.

Il sentimento dell’Amore è la spinta alla vita stessa. Attraverso quella forza noi compiamo sforzi inauditi. Dall’Amore nascono tanti altri sentimenti umani, come un fiume con i suoi a affluenti. Sentimenti forti, che spesso cambiano il corso della nostra vita. I sentimenti li portiamo noi dentro, sono l’unico elemento che sfugge al nostro controllo, sono dettati dall’inconscio che ci costringe a cambiare la rotta quando ci siamo allontanati troppo della nostra natura. Chi riesce a non rispondere a questo richiamo è vittima spesso di psicosi.

Lo storico Ernst Gombrich diceva che l’arte ha due strategie per essere posta in essere. C’è quella che semplicemente rispecchia la realtà, e quindi è perfettamente speculare al mondo e si esaurisce con la funzione della cronaca. Poi c’è quella più profonda, la più comune nella grande arte classica, che noi tutti conosciamo su tela, su superficie piatta. Gombrich intendeva che l’artista non è nient’altro che un cartografo, un geografo che prende spunti nel mondo e li mette insieme unendoli appunto su una superficie e creando una carta geografica delle emozioni. Infatti nel passato la cartografia non era nelle mani di tecnici, ma di artisti, unici ritenuti in grado di rappresentare le caratteristiche del mondo, concordi?

Sono assolutamente d’accordo con Gombrich. Un artista è un cartografo dell’anima. Attraverso colori e segni si può arrivare a stimolare i sentimenti altrui, si può stimolare riflessioni e far venire ragionevoli dubbi su tanti argomenti importanti.


Note biografiche

Laura Canali è un artista ed un esperta di cartografia geopolitica, lavora da anni mescolando la dimensione cartografica con una ricerca estetica con la quale, attraverso l’impiego di materiali insoliti, racconta la nostra contemporaneità.

È fra i principali collaboratori di «Limes», oltre che di altre testate e istituzioni culturali italiane e straniere.

 

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