La mappa del carnevale


Se conosci un carnevale che non è presente nella mappa, lascia un commento descrivendolo in poche righe e lo aggiungeremo alla lista.

I paradigmi e le teorie scientifiche si alternano un po’ come le mode. Molto dipende dal nostro modo di raccontare il percorso storico, quasi sempre visto come una strada a tappe, dove una teoria supera e migliora la precedente. Un po’ come se tutto potesse essere rappresentato sulla “linea del tempo”, così come ci hanno insegnato alle elementari.

Sui libri di storia dell’antropologia leggiamo che in principio c’erano le teorie evoluzioniste (di cui un’eredità fondamentale è questa linea del tempo con la freccina che punta al progresso!). L’evoluzionismo è stato poi soppiantato dal diffusionismo, a sua volta scalzato dal funzionalismo, poi rimpiazzato dalle teorie della complessità, e così via, in un susseguirsi di nuove visioni sul reale che ci circonda.

Quando una corrente di pensiero viene superata, di essa rimangono nella memoria gli aspetti negativi che tendenzialmente vengono migliorati e risolti nella nuova teoria. Tuttavia molti studi del passato, molti classici dell’antropologia ad esempio, anche se appartenenti a correnti di pensiero oggi non più attuali contengono concetti fondanti per la disciplina antropologica e sono ancora validi.  

Pochi giorni fa ho deciso di iniziare un viaggio immaginario nel carnevale, cercando di ricostruire un po’ delle sue storie e sue geografie. Ho pensato che per questo viaggio il diffusionismo sarebbe stato un’interessante chiave di lettura.

La tesi centrale sostiene che la cultura e i suoi elementi si diffondono e trasmettono da una comunità all’altra a causa di guerre, migrazioni e contatti commerciali. I primi diffusionisti credevano che molte invenzioni umane fossero apparse in unico luogo e si fossero  poi diffuse grazie all’imitazione, variando e modificandosi nel passaggio da una comunità all’altra.

I diffusionisti contestarono la visione dello sviluppo lineare (da semplice a complesso) dell’evoluzionismo sostituendo l’idea di uno sviluppo per aree di diffusione. Oggi le tesi monogenerazioniste non sono più totalmente condivisibili, ma  una prospettiva diffusionista può offrire spunti interessanti, ad esempio per disegnare a grandi linee una mappa del carnevale.

Il nostro punto di partenza è il termine e la sua etimologia incerta. Non si sa da dove derivi il nome ‘carnevale’: c’è chi dice da car navalis, il rito della nave sacra portata in processione su un carro; secondo altri significa carnes levare (“togliere la carne”) o carne vale (“carne, addio”) e allude ai digiuni quaresimali, dato che il Carnevale si conclude con il martedì grasso, il giorno che precede, nei paesi cattolici, il mercoledì delle Ceneri (Enciclopedia Treccani).

Il rito del carnevale ha le sue radici nel Mediterraneo classico e si è delineato nel primo medioevo (Ceowley, 1988),  si lega alla tradizione cattolica, ma la sua celebrazione sarebbe incorporare e riprendere riti preesistenti, tra cui i saturnali romani.

In Italia ancora oggi è un evento sentito, anche se soffre la concorrenza di un’altra festa in cui le maschere hanno un ruolo centrale: Halloween (Bonato, 2006). Turisti di tutto il mondo accorrono al Carnevale Venezia, ci sembrerà pertanto strano leggere che nel 1988 il noto carnevale veneziano era appena stato rilanciato dopo un periodo nel quale sembrava pressoché moribondo (Crowley, 1988).

Foto: Carnevale di Venezia, Simone

Il carnevale si declina in modo leggermente diverso di città in città: a Viareggio ad esempio non troviamo più le stesse maschere della laguna della Serenissima, bensì la tradizionale sfilata dei maestosi carri. Più a nord-ovest, il carnevale è una festa molto sentita ed ad Ivrea ogni anno si celebra il carnevale storico che ha due facce complementari molto affascinanti: da un lato si propone come rievocazione di un episodio di epoca medievale e dall’altro il lancio delle arance, grazie al quale ha raggiunto l’onore della cronaca ed è ha raggiunto una buona notorietà mediatica.

Il carnevale non è prerogativa Italiana, varcati i confini italici in Francia troviamo il carnevale di Nizza, rinomato per  la sfilata dei carri.

Foto: Carnevale di Nizza, Jon Himoff

Poco più in là a Basilea, in Svizzera, anche se siamo in una città dove i cattolici non sono maggioritari, ugualmente il carnevale riveste una grande importanza, tanto che il sito ufficiale della città lo definisce come “la maggiore festa popolare della Svizzera, cui prendono parte dalle 15.000 alle 20.000 persone mascherate”. L’aspetto più peculiare della manifestazione è certamente la sfilata delle lanterne, “Morgestraich”:

“Il lunedì successivo al mercoledì delle Ceneri. Al quarto rintocco dell’ora, si mettono in marcia i tamburi e i pifferi nello Charivari, costumi e maschere individuali, con piccole lanterne in testa, per percorrere in lungo e in largo il centro storico oscurato a suon di musica. Le «clique», ossia i gruppi partecipanti, trascinano lanterne di legno e tela alte oltre tre metri, illuminate dall’interno, sulle quali viene motteggiato un evento dell’anno trascorso. Le marce che risuonano provengono per lo più dai decenni passati, ma ogni anno se ne aggiungono di nuove”.

Foto: Carnevale di Basilea, Michael Springmann

Anche in Germania, nelle città con impronta romana e forte presenza cattolica, il carnevale è una manifestazione molto sentita. Appena arrivata qui a Monaco per me è stata una sorpresa scoprire che anche qui si sfila per le vie del centro mascherati, ma ancora più grande e rinomato è il carnevale di Colonia!

Se attraversiamo ancora una volta i confini, scopriamo che anche in Belgio e per la precisione a Binche non solo c’è un carnevale, ma è anche stato dichiarato capolavoro del patrimonio orale ed immateriale dell’umanità all’UNESCO nel 2003. I personaggi principali sono i Gilles, le maschere tradizionali, che danzano al ritmo di musiche anch’esse patrimonio della tradizione popolare.

Binche e il suo carnevale ci permettono di riflettere sulla patrimonializzazione della festa.

Foto: Binche, Andrea Kirkby

“Ci sono feste che durano per secoli, mantenendo forse alcuni tratti formali intatti; però trasformano i propri significati e le proprie funzioni, adattandosi alle necessità dei propri soggetti che si rinnovano di continuo” (Bonato, 2006, p. 26).

Il carnevale è di certo una di queste feste, che ha subito – come moltissime feste collegate alla religione – un processo di secolarizzazione (Spineto, 2015) ed è entrato in una logica di una patrimonializzazione che da un lato mira alla definizione dell’identità locale per differenziazione rispetto alle altre e dall’altro lato rientra nelle più ampie dinamiche del turismo moderno. La patrimonializzazione e la promozione del carnevale oggi svolge per la comunità anche un ruolo fondamentale sul piano economico.

Non abbiamo ancora citato il carnevale più famoso e scopiazzato del mondo: il grande carnevale di Rio de Janeiro.

Foto: Notting Hill (London), TrinDiego

Questo è Rio? No, questa è Nottingh Hill a Londra.

Foto: Copenhagen, Thomas Rousing

Nemmeno questo è Rio, questa è Copenaghen.

Entrambi i carnevali sono già segnalati nell’articolo del 1988 di Daniel Crowley.

Aspettate un attimo come ci è arrivato il carnevale a Rio?

La tradizione mediterranea cattolica è sbarcata nel nuovo mondo con la colonizzazione. Il carnevale, secondo Daniel Crowley (1988, p.74) è stata una delle poche tradizioni ben accolta dai popoli nativi.

In Portogallo il carnevale più rinomato è quello di Torre Vedras, eppure sono quasi sicura che non l’hai mai sentito nominare, mentre il carnevale di Rio grazie ai media tutti lo conosciamo. Eppure Rio, ed il Brasile, non è stato l’unico luogo dove il carnevale ha prosperato. Nel suo saggio del 1988, D. Crowley cita  già molte altre città sud e meso americane che celebravano il carnevale e lo fanno tutt’oggi, ma la cui fama non raggiunge quella della concorrente brasiliana, tra queste: Buenos Aires, Montevideo, Panama City, Trinidad (Port-of-Spain) e Oruro (Bolivia). Negli Stati Uniti a New Orleans si festeggia “Mardi Gras”, il martedì grasso!

Il carnevale non ha attecchito in Asia, nemmeno nelle Filippine, paese dove il dominio spagnolo (1565 – 1821) è riuscito a introdurre il cristianesimo, oggi religione maggioritaria nel paese.

Il carnevale invece sopravvive a Goa (India) che fu per un lungo periodo (1510-1961) enclave portoghese.

Foto: Goa, jembre

Esiste un carnevale anche in Africa: sempre seguendo le rotte della colonizzazione portoghese la festa è letteralmente sbarcata in Guinea Bissau. Nel suo articolo del 1988, D. Crowley descrive come viene interpretata la tradizione portoghese presso Bissau. Nonostante, come dice l’autore, il carnevale è una delle tradizione che sono state meglio accolte, non si può notare nella sua descrizione una serie di elementi conflittuali che mostrano come il carnevale fosse una tradizione endogena sponsorizzata dal potere. Nel momento in cui lo studioso effettua il suo resoconto il Paese era già indipendente dal Portogallo da alcuni anni (il riconoscimento dell’indipendenza è stato ottenuto nel 1974), Crowley si aspettava un carnevale altamente declinato secondo le tradizioni locali, pieno di maschere tradizionali africane e tipici accompagnamenti musicali con il tamburo, ma la realtà invece è diversa. Negli anni ’80 il carnevale era una sfilata, che difficilmente si poteva definire tale a causa di una generale disorganizzazione, ed era accompagnata da musica diffusa attraverso radio e altoparlanti. I gruppi erano divisi secondo per genere, con una percentuale attorno al 90% di giovani uomini e bambini (6-18 anni). Niente tradizionali maschere di legno, ma maschere di cartapesta i cui temi erano draghi, mostri e creature marine che lo studioso definisce inaspettati e non locali. L’autore ipotizza che le maschere fossero tratte da alcuni popolari fumetti portoghesi o addirittura influenza dal capodanno cinese. Un secondo tema per le maschere era il Ntori Palan, un fumetto satirico degli anni ’80 di Manuel Júlio ed infine c’era il tema promosso dal governo “La vaccinazione protegge la salute”, motivo per il quale tra le maschere numerosi erano dottori e infermieri. Questo ultimo tema medico è una spia dei rapporti di potere e resistenza tra la cultura dominante del governo di stampo occidentale e la resistenza della cultura locale.

Il carnevale in Guinea-Bissau non solo è ancora vivo, ma ha incorporato nuovamente elementi della tradizione: oggi al carnevale si danza e si suona la musica tradizionale oltre a sfilare con costumi più locali. Questa ripresa della tradizione non è da escludere sia da attribuire ad una voglia di differenziazione rispetto ai carnevali in giro per il mondo e naturalmente ad una commercializzazione della festa che mira ad attrarre i curiosi viaggiatori.

Foto: Bissau, Teseum

Tirando le fila: abbiamo visto come il carnevale, nasce come una tradizione strettamente collegata alla religione che riprende tuttavia riti preesistenti come i saturnali romani, si è diffusa in Europa e nel corso del tempo ha visto cambiare il suo significato da festa religiosa a festa ben più ludica e secolarizzata, nonché espressione dell’odierna tendenza a patrimonializzazione, recuperare e a volte inventare le tradizioni culturali in un’ottica identitaria, ma anche commerciale. Un chiaro esempio di diffusione della tradizione carnevalesca sull’onda della globalizzazione dei consumi è la ripresa quasi inalterata del famoso carnevale di Rio in città come Londra o Copenaghen. Allargando lo sguardo abbiamo però scoperto che il carnevale a Rio è sbarcato in un periodo storico preciso: il colonialismo. Anche in quest’ultimo caso però abbiamo visto che il carnevale ha subito cambi di significato (risemantizzazione) e aggiornamenti non da ultimi in chiave commerciale, per renderlo funzionale ai bisogni della comunità che mette in atto la performance.

Spero che vi siate divertiti in questo viaggio che indubbiamente meriterebbe più pause e tempo in ogni tappa per scoprire e articolare più in dettaglio i significati del carnevale di luogo in luogo.


Breve bibliografia di riferimento

Bonato, Laura. Tutti in festa: antropologia della cerimonialità. Vol. 62. FrancoAngeli, 2006.

Crowley, Daniel J. “The Carnival of Guinea-Bissau.” TDR (1988-), vol. 33, no. 2, 1989, pp. 74–86.

Fabietti, Ugo. Storia dell’antropologia, Zanichelli, 2011.

Martin, Denis-Constant. “Politics behind the mask: studying contemporary carnivals in political perspective, theoretical and methodological suggestions.” 2001.

Spineto, Natale. La festa., Gius. Laterza & Figli Spa, 2015.

Comments (1)

  1. Ciao Grandi _ (lo sapevo che la “freccina” era tua, quando ti leggo mi par di sentire la tua voce come eco nei miei padiglioni _ ehehe)
    Sulle origine del Carne Levare, siamo noi italiani che lo abbiamo rubato ai francesi (ed e’ per questo che ci odiano ;-D questo perche’ l’unico esame di esame di Antrpologia che diedi fu teatrale (gia’ sem. dello spett.) con egli facemmo anche 2 doc _ il getto delle arance e il mortorio di villafalletto _ (oh_i miei primi 2 montaggi 🙂
    testo: Il teatro degli zanni _ Studio di taglio morfologico-comparatistico su documenti scritti e iconografici relativi alla Commedia dell’Arte con l’idividuazione di isomorfismi con tratti performativi di ascendenza medievale e folclorica. -.A.Artoni 1999 _ qui link _ https://iris.unito.it/handle/2318/55253#.WKL9fX8qJPY
    articolo ok!
    felice Lupercalia
    m

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