21-23 Aprile 2017

Dal 21 Aprile a Bologna si apre la prima edizione di “Mille/Piani”, il Festival di Antropologia che quest’anno parlerà di “periferie”. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Fabiola che si occupa dell’organizzazione e ci ha svelato come è nata e si è sviluppata l’idea del festival.

Elisa: Ci racconti un po’ di te?

Fabiola: Sono una studentessa universitaria al secondo anno di Antropologia, Religioni e Civiltà Orientali all’Università di Bologna. Vengo da Roma, ma in realtà ho origini rumene. Ora sono 2 anni che vivo a Bologna per l’Università. Ho 20 anni e mi occupo del laboratorio di Antropologia Mille/Piani insieme ad un gruppo di studenti e studentesse di antropologia e non.

Come è nata l’idea di organizzare un festival di antropologia?

Il laboratorio di antropologia fa capo ad un’associazione culturale dell’Università Alma Mater “La rete degli Universitari”. Un paio di anni fa l’associazione ha creato per l’appunto questo laboratorio in modo da dedicare uno spazio agli studenti di antropologia che hanno voglia di esprimersi e approfondire le tematiche antropologiche. Molto spesso infatti durante le lezioni accademiche si trattano tematiche tecniche, storiche e magari non si ha tempo per approfondire tematiche sociali contemporanee che toccano gli studenti in prima persona. Da questa idea iniziale abbiamo attivato cineforum, dibattiti e attività culturali che permettessero agli studenti di lavorare su vari temi, non solo di antropologia.

Con il tempo il laboratorio è diventato più popolare e si sono uniti a noi anche studenti di storia, di lettere, di economia, ecc. Attraverso questi seminari e dibattiti, dove abbiamo avuto come ospiti anche i grandi antropologi italiani, come per esempio Francesco Remotti, abbiamo voluto promuovere l’antropologia all’interno dell’Università di Bologna. Non solo appunto tra gli studenti di antropologia, ma anche tra gli altri studenti per permettere loro di conoscere questo mondo inesplorato. Quando dici di studiare antropologia la gente rimane un po’ interdetta, “cosa studi esattamente?” Attraverso questo laboratorio abbiamo cercato di spiegare alle persone che cos’è l’antropologia e di cosa si occupa.

L’idea del festival è nata da questo voler far conoscere l’antropologia e di allargare l’evento alla cittadinanza bolognese, ma anche dal nostro desiderio di trattare alcune tematiche riguardanti il confronto quotidiano con gli altri. Mille/Piani nasce per affrontare quindi tematiche sociali che cadono nel dimenticatoio o che vengono affrontate in modo sbagliato o soggettivo, e quasi mai invece vengono analizzate da un punto di vista antropologico.

Attraverso il coinvolgimento degli studenti e di alcuni professori, abbiamo poi stilato una lista di argomenti che volevamo trattare, abbiamo pensato a quali fossero i relatori possibili da invitare e abbiamo poi iniziato a contattarli via mail.

Il tema di quest’anno sono le periferie, il primo giorno è dedicato a delle periferie “intime” cioè al corpo e al sesso, il secondo giorno il cerchio si allarga per indagare le periferie sociali ed infine il terzo giorno si indagano delle periferie urbane. Perché proprio questo tema?

É un tema che riguarda molti degli studi sociali più recenti. Le periferie sono spaziali, urbane, ma anche periferie sociali intese come persone che vivono al di fuori della società o che hanno difficoltà a inserirsi nel contesto sociale. Ma periferie significa anche riflettere sui concetti come corpo, famiglia, procreazione. La parola in sé ci dava la possibilità di trattare argomenti che erano lasciate ai lati delle discussioni tradizionali. Anche se gli antropologi studiano queste tematiche poi non si ha uno spazio in cui mostrare e discutere delle proprie ricerche, non intendo solo uno spazio accademico ma uno sociale, dove la comunità può prendere parte e comprendere meglio certi fenomeni come per esempio la migrazione, lo ZEN di Palermo, il fondamentalismo religioso, il fenomeno ISIS.

Purtroppo nei dibattiti che vediamo oggi in televisione c’è un approccio dominante che è quello del “puntare il dito”, senza capire le dinamiche dietro ai vari fenomeni.

Il Festival serve quindi a mettere in atto l’antropologia e capire a cosa può essere utile questa disciplina.

Possiamo dire che oggi l’antropologia è una materia più che mai di attualità, ma manca ancora lo spazio per dar voce ai molti studi e approfondimenti che già esistono.

Esatto, noi come studenti di antropologia sentiamo l’esigenza di diventare protagonisti della scena, di “ri”portare l’analisi antropologica dei fenomeni sociali al centro dell’attenzione e quindi far capire che l’antropologia serve per conoscerci, per capire insomma cosa significhi essere uomini.

Secondo te, perché all’antropologia manca questo spazio?

Secondo me ultimamente l’attenzione si è focalizzata molto di più sulle materie scientifiche, l’ingegneria, l’informatica, tutte le materie che riguardano l’aspetto scientifico e le nuove tecnologie. Si preferisce studiare e approfondire altro, mentre le materie umanistiche perdono un po’ d’importanza.

L’antropologia a volte è vista come una materia che non parla di cose concrete, si parla di cultura, e che cosa è “cultura”? Tutto è cultura, a volte assimilare certi concetti è difficile se non c’è una vera e propria passione nella persona, è comunque difficile pensare all’alterità non come a un nemico ma come a una cosa preziosa dalle quale si può imparare e dunque importante da analizzare.

Ma al di là della difficoltà credi sia possibile poi giungere ad un’applicazione dell’antropologia?

Certo, lo abbiamo visto con grandi antropologi del calibro di Bourgois, i cui libri sono una denuncia di ciò che accade nella vita di tutti i giorni all’interno dei quartieri malfamati e non solo. L’antropologia dà un contributo notevole: chiarisce dinamiche che molto spesso passano inosservate all’occhio del comune scrutatore. Per esempio una persona che non studia antropologia o non ha un interesse verso certe dinamiche politiche economiche e sociali, nel vedere un tossicodipendente per strada pensa solamente a giudicare, non riflette invece al disagio che si nasconde dietro la superficie. Non c’è una vera attenzione alle dinamiche nascoste, ma ci si sofferma solo sull’apparenza, si preferisce voltarsi dall’altra parte e pensare “non è un mio problema”. L’antropologia è lo strumento per analizzare certe situazioni, capire il perché. É quindi fondamentale che l’antropologia riprenda un ruolo primario per spiegare cosa si nasconde dietro il disagio e non solo, che vediamo.

Quali risultati quindi vi attendete da questo festival?

É difficile immaginare quali effetti oggettivi ci saranno sulle persone, speriamo di sensibilizzare il pubblico sulle tematiche che abbiamo deciso di trattare e che ci stanno a cuore perché le viviamo. Speriamo di aiutare le persone a capire le dinamiche nascoste e il fondamentale ruolo che l’antropologia può avere non solo nell’accademia, ma anche nella vita quotidiana. Lo sguardo antropologico offre una prospettiva analitica, la possibilità di formarsi una propria idea e magari aiutare a risolvere certi disagi. Analizzare certi fenomeni dal punto di vista dell’antropologo aiuta a cambiare l’opinione pubblica ed è quello che noi speriamo. Con Sabrina Tosi Cambini per esempio speriamo di dissolvere certi preconcetti che l’uomo ha ad esempio sui rom: abbiamo da poco condiviso un articolo sulla nostra pagina Facebook sul mito popolare “dei rom che rubano i bambini“, le statistiche mostrano che da oltre 15 anni non si verificano casi del genere! Questi sono i preconcetti che noi speriamo almeno un minimo di sfatare grazie a questo momento di condivisione.

Manca ormai poco meno di un mesetto, voi vi organizzate interamente su base volontaria?

Sì, esattamente, non veniamo pagati, é un’iniziativa interamente volontaria. Grazie all’aiuto degli altri studenti che ci aiutano nella preparazione e che ci aiuteranno durante la realizzazione del Festival nelle varie attività. L’iniziativa nasce dall’amore per le attività culturali e per la divulgazione antropologica, non è nata assolutamente a scopo di lucro. Anche gli ospiti vengono tutti gratuitamente, grazie ai fondi che prendiamo come associazione culturale dell’Università di Bologna siamo riusciti a garantire loro è il rimborso spese.

Cercate ancora volontari?

Noi in realtà saremmo anche pronti, ma chi volesse offrirsi come volontario è sempre ben accetto. Noi siamo grati a tutti coloro che danno la propria disponibilità anche per un’ora o due, e siamo pronti ad accettare tutti nella nostra piccola grande equipe.

Le attività sono a numero chiuso?

No. Vogliamo che ai seminari possano partecipare assolutamente tutti, quindi non c’è bisogno di pre-iscrizioni con l’unica eccezione del laboratorio Migrantour, organizzato con l’associazione Next Generation Italy all’interno del progetto europeo delle “Passeggiate migranti”, riservato a 30 persone.

Vi auguro un grande successo di pubblico, non solo specialistico, ma anche e soprattutto al di fuori della cerchia di antropologi.

Il festival nasce proprio per questo, quindi speriamo che la cittadinanza bolognese (ma non solo quella bolognese) venga ai nostri seminari per capire cosa è questa fantomatica antropologia, sarà interessante capire il punto di vista di una mamma, e vedere come si differenzia da quello di uno studente liceale, o di un punk a bestia. Speriamo sia un momento di dibattito e di scambio fra le persone.

Io purtroppo non potrò esserci di persona, per tutti quelli come me sarà possibile seguirvi online?

Sì, ci stiamo organizzando su tutti i vari social e stiamo pensando per esempio a delle dirette streaming. Inoltre cercheremo di registrare ogni intervento in modo da riproporlo su Youtube o magari in forma scritta.

Ci sono altre notizie importanti che dobbiamo segnare?

Le date! Non prendete altri impegni per il 21, 22 e 23 Aprile, vi aspettiamo a Bologna via Zamboni 38.

Sempre durante le tre giornate del Festival stiamo lavorando anche alla Notte della Cultura e stiamo quindi organizzando delle iniziative per la notte del 22 Aprile: jam session, mostre fotografiche. Più che un festival, sarà una grande festa dell’antropologia.


Per maggiori informazioni

Mille/Piani – Festival dell’Antropologia

 

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