Idee che vale la pena diffondere

Spunti per un’antropologia virale

Tutti conoscono i TED talk, il progetto nato nel 1984 come conferenza sui temi della tecnologia, intrattenimento e design, oggi è diffuso in tutto il mondo grazie al suo stile: video brevi della durata di una ventina di minuti che presentano un’idea “che vale la pena diffondere”.

Domenica 19 Novembre si è tenuto a Monaco di Baviera un TEDx, dove x significa che l’evento è organizzato in modo indipendente da un’associazione locale, ma comunque sotto la licenza TED e quindi rispettando il tipico formato. Tra i temi trattati: salute mentale, educazione sessuale e migrazioni, pertanto ho deciso di prendervi parte. Anche se tra gli speaker non compariva alcun antropologo eccomi qui a scriverne.

Sono una grande sostenitrice della multidisciplinarietà e alla commistione dei saperi, credo infatti che dall’intersezione di generi, interessi, idee e campi di studio diversi possa nascere sempre qualcosa di buono.

La prima domanda che mi è sorta assistendo all’evento è stata: quanti TED sono tenuti da antropologi? Ecco a voi l’elenco dei TED ufficiali contrassegnati con il tag “antropologia” : 23.
Su oltre 2600 TED, solo 23 sono dedicati all’antropologia, e scorrendo l’elenco occorre intendere “antropologia” in modo molto molto ampio, se volessimo limitare la ricerca alla sola antropologia culturale riusciremmo a contare speaker e video su una mano.

Sapete quanti TED sono dedicati alla chimica, o meglio quanti video sono categorizzati con il tag “chimica”? Tenetevi forte: 38.
Senza offesa per gli appassionati di chimica, ma non so se vi ricordate le lezioni di chimica alle scuole superiori, per me è alquanto sorprendente che esistano più video dedicati alla chimica rispetto all’antropologia culturale, chiunque abbia aperto un libro di antropologia sa quanto affascinante e divertente è questa materia.

Eppure l’antropologia fatica ancora ad arrivare al grande pubblico, è forse ancora valida una delle mie citazioni preferite di Clifford Geertz:

 “ci sono, forse, altre professioni scientifiche più accademizzate ancora – la paleografia, lo studio dei licheni – ma non molte” (1988).

Magnifici licheni

Il basso numero di TED antropologici è dovuto al fatto che i TED talk sono nati con un focus sulla tecnologia, l’intrattenimento e il design? Ma sono questi davvero temi lontani dall’antropologia? Non mi sembra una buona spiegazione, soprattutto pensando all’evoluzione dell’iniziativa nel tempo: i video ora abbracciano un campo molto vasto di temi e approcci.

Bisogna ammettere che negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative che cercano di trascinare l’antropologia a contatto con un pubblico più vasto e soprattutto “applicarla” alla quotidianità, e come ben sapete anche ramodoro persegue questo obiettivo. Il numero di studenti e laureati in questo ramo del sapere è aumentato e come conseguenza molte più persone conoscono la materia e i suoi temi, leggono testi di antropologia, ne parlano e la vivono nella realtà quotidiana.

Il crescente numero di laureati inoltre ha anche aperto le porte ad un dibattito legato al futuro lavorativo dei neo-antropologi: come vedere riconosciute le specificità di questa laurea nell’attuale mondo del lavoro?

Tutto questo naturalmente ha sviluppato un acceso dibattito interno che va a toccare anche le basi della disciplina stessa: che cos’è l’antropologia e come si determina il suo campo d’azione? Chi è l’antropologo? Per esempio l’antropologia applicata al business, al design e al grande mondo dell’IT è “vera” antropologia?

Non c’è una risposta unanime a queste domande e questa volta non mi avventurerò nell’analisi del dibattito, mi basta solo lanciare questa provocazione: è possibile parlare di antropologia presentando concetti al pubblico non specialistico con un video di circa 20 minuti e possibilmente in modo divertente? Ci sono delle idee nell’antropologia che vale la pena diffondere?

Naturalmente per me è una domanda retorica, l’antropologia ha molti concetti, idee e progetti che vale la pena far conoscere ed è essenziale usare tutti i modi a disposizione (ATTENZIONE SPOILER): ramodoro ha in cantiere un progetto che coinvolgerà proprio brevi video sui concetti base dell’antropologia.

Credo che uno dei grandi problemi dell’antropologia sia spesso l’avversione per la semplificazione e il suo amore per la complessità e le sfumature. Personalmente ritengo che rinunciare ad un po’ di complessità in favore di una comunicazione avvincente ed intrigante non solo non sia un peccato, ma una necessità: prima devo convincere il pubblico che l’idea è interessante, stimolare la curiosità e dare un’infarinatura generale, in pratica ciò che serve per creare la voglia di esplorare e andare oltre.

Voglio chiudere presentandovi tre dei progetti molto vicini ai temi antropologici cari a ramodoro:

Questi tre progetti sono degni di essere diffusi, ma non dubito che anche l’antropologia culturale ha molte idee che varrebbe la pena diffondere di più, quindi antropologi vi invito a rimboccarvi le maniche e preparare la prossima vostra presentazione in un formato accattivante in modo tale che diventi ben presto virale.

Comments (1)

  1. MARTA MOSCA

    QUESTO PEZZO CONTIENE MOLTI SPUNTI DI RIFLESSIONE, IO PERò VORREI AGGIUNGERNE UNO.
    QUEL “RINUNCIARE A UN PO’ DI COMPLESSITà IN FAVORE DI UNA COMUNICAZIONE AVVINCENTE ED INTRIGANTE” CREDO POSSA ESSERE DISCUSSO. CERTAMENTE L’ANTROPOLOGIA è GIà DI PER SÉ, E PUò ESSERLO ANCHE PER IL GRANDE PUBBLICO, AVVINCENTE ED INTRIGANTE, MA PERCHÉ RINUNCIARE ALLA COMPLESSITà? è PROPRIO QUI IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE. L’ANTROPOLOGIA SI OCCUPA DI COMPLESSITà (CULTURALE, SOCIALE, POLITICA, RELIGIOSA, ETNICA…) E UNO DEI SUOI OBIETTIVI è SVISCERARLA, COMPRENDERLA E VALORIZZARLA. PIù CHE RINUNCIARE ANCHE SOLO A UN PO’ DI QUESTA COMPLESSITà, LA CHIAVE PER UN’ANTROPOLOGIA VIRALE NON è PROPRIO RIUSCIRE A SPIEGARLA? CERTO IN MANIERA FRUIBILE A TUTTI ADATTANDO IL LINGUAGGIO A TALE SCOPO, MA CIò CHE PUò ESSERE DAVVERO UTILE NON è TRASMETTERE LA DENSITà DELLA SCIENZA ANTROPOLOGICA ATTRAVERSO CODICI NON NECESSARIAMENTE ACCADEMICI E SCIENTIFICI? IO CREDO SIA QUESTA LA SFIDA.

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