¿frontera esta_tal?

ESEN

Opere Gigi Piana

Dal 23/02 al 03/03 negli spazi espositivi di Espronceda a Barcellona. Giovedì 22/03 alle ore 19.30 si inaugura la mostra alla presenza dell’artista che svolgerà una performance coinvolgendo il pubblico. Scopri di più e partecipa all’evento su “¿frontera esta_tal? | Gigi Piana”.

Le linee e i confini vengono usati per rappresentare le nostre identità. Questo tema che ha assunto una rilevanza sempre maggiore, diventando una tra le più diffuse chiavi d’interpretazione della realtà odierna. Anche in Catalogna e in Spagna la domanda “chi siamo” è al centro del dibattito politico e sociale. I lavori di Gigi Piana sono quindi importanti per ricordarci che l’identità non è un destino, bensì un insieme di decisioni: non solo decidiamo dove disegnare i confini, ma questa linea si può spostare e ridisegnare.

Dalla riflessione congiunta di Gigi Piana e ramodoro nasce ¿frontera esta_tal?, che mira a mettere in discussione la visione essenzialista dell’identità e l’immobilità dei confini.
L’approccio critico dell’antropologia culturale svela come l’identità non è un’essenza immutabile, bensì una convenzione sociale frutto della relazione tra soggetti. Seguire l’artista e la sua opera è l’occasione per riflettere criticamente sul processo creativo di produzione d’identità e confini.

Esistono tanti tipi di confini. Alcuni sono materiali, fisici, altre volte invece abbiamo a che fare con confini simbolici, culturali, più labili e invisibili. Si tratta di muri e filo spinato, migrazioni, sofferenze e speranze. Significa anche parlare di persone che li sfidano e li oltrepassano mettendosi in gioco, fino a rischiare molte volte anche la vita.

L’opera di Gigi Piana esprime in senso materico la riflessione sul concetto di confine e di frontiera. Le forme e i materiali di ¿frontera esta_tal? incarnano tutta l’ambiguità del concetto di confine, l’interrogativo irrisolto e la realtà cangiante di ciò che al contempo separa ed unisce, protegge e predispone allo scambio.

Le forme sferiche traducono la tridimensionalità, ma il loro tuttotondo perfetto e univoco viene spiazzato in due parti, l’io (o il noi) e l’alterità. Le sfere hanno superfici specchianti, quasi a ricordare al visitatore-attore che per avere prova della propria stessa esistenza occorre uscire da sé e dal proprio confine, e vedersi nel corpo dell’altro, prendere consapevolezza che ognuno di noi è parte, e quindi responsabile, dei cambiamenti.

Infine, i planisferi trasparenti richiamano un movimento di compenetrazione e attraversamento. Anche la bidimensionalità dei lavori non è poi così inequivocabile.

Nell’opera di Gigi Piana, la tecnica dell’intreccio disarticola l’appiattimento e restituisce dinamismo: anche la più netta linea di demarcazione è il frutto di convergenze e intersezioni di trame e orditi, pronti peraltro a sconfinare dai limiti delle cornici. Saranno iconografie del mondo in trasformazione, apriranno a possibili cambiamenti, trame ed orditi si muoveranno a ridefinire nuovi mondi, forse, nuovi modi.

Il tappeto-tessuto che Piana realizzerà insieme ai partecipanti-visitatori, verrà issato a simbolo della possibilità di dialogo o di scontro.


Coordinamento di Savina Tarsitano, la collaborazione tecnica e grafica di Vitor Schietti, la collaborazione progettuale di Riccardo Giamminola, il contributo progettuale e apparato testuale delle antropologhe Elisa Grandi e Aurora Lo Bue, e Luisella Campesan come assistente.

Partecipa all’evento su “¿frontera esta_tal? | Gigi Piana

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