CONdiVISIONE – la performance in 20 foto

Fare antropologia, oltre che pensarla e teorizzarla, è l’idea guida che ci ha spinto a costituirci come associazione. Un’antropologia che si occupi di fornire degli strumenti di lettura e, in seconda battuta, di intervento rispetto alle problematiche del nostro quotidiano. Per questa ragione abbiamo deciso di inaugurare l’evento di ramodoro, “CONdiVISIONE“, con una performance a partecipazione collettiva.

L’arte è uno strumento espressivo in grado di produrre uno shock estetico e favorire il processo trasformativo. Come per l’antropologia, anche per l’arte si tratta di un “fare” per trasformare, per indurre ad una riflessione e a una riflessività, quella capacità di riflettere anche su se stessi. ramodoro intende l’arte nel suo valore primigenio, che è politico: arte per la comunità, arte per educare, arte per curare, arte per canalizzare conflitti e creare spazi di partecipazione condivisa.

Ecco allora che CONdiVISIONE ha preso le mosse dall’esperienza corporea per poi arrivare in un secondo momento al confronto teorico e al dialogo verbale con il pubblico.

Abbiamo voluto giocare con l’idea di confine, a partire da una suggestione materica e tangibile.

L’ospite che arriva in via delle Orfane dall’ingresso segue i teli rossi del corridoio che coprono una serie di materiali accatastati lungo le pareti: scale, materiali di costruzione, sacchi di cemento, secchi, tutti simboli che ricordano i residui che restano inutilizzati alla fine di un’opera. Il percorso termina in una sala dove dei teli rossi disegnano sul pavimento un vero e proprio labirinto.

Le persone si dispongono fuori dal labirinto.
I performer di ramodoro iniziano a esplorare lo spazio interno, ma ben presto la situazione muta: i performer di ramodoro muovono i teli e invitano anche il pubblico a partecipare al movimento, trasformando lo spazio e inducendo i partecipanti a cambiare continuamente punto di vista. I visitatori guardano l’azione e vi prendono parte da una posizione sempre nuova: il labirinto diventa una barriera contrapposta a un’altra,  dunque un recinto quadrangolare, a seguire una spirale; infine i teli, tesi e trasformati dalla tensione di due corpi in azione insieme, diventano sculture mobili da esplorare e rimodellare ad ogni passaggio.

I tessuti richiamano la pelle, che divide uno spazio da un altro, ma che allo stesso tempo unisce. Abbiamo utilizzato i tessuti come confini usati nella funzione del dividere, creando barriere; ma abbiamo scoperto che  il confine si può spostare, modellare e ri-modellare.

 

 

Il confine non scompare ma la sua funzione è sempre duplice: mentre separa, mette in comunicazione, e si può continuamente e creativamente trasformare. Le interazioni create sono inedite, nascono spazi condivisi che non si erano immaginati. Il visitatore ormai coinvolto nel movimento é chiamato a mettersi in gioco, ad affrontare anche l’insicurezza e l’incertezza iniziale: tutti ci siamo chiesti „cosa devo fare? Devo muovermi anche io? In quale direzione? Sto facendo la cosa giusta?“. Eppure nonostante nessuno avesse le risposte, nonostante i dubbi, il movimento si é propagato, contagiando il vicino e donando un’esperienza inaspettata che é stata punto di partenza per una riflessione sulla CONdiVISIONE.

Foto: Elisa Muntoni

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