Domenica 19 Novembre si è tenuto a Monaco di Baviera un TEDx, di seguito vi presentiamo tre progetti che vale la pena conoscere.

Madlove – A Designer Asylum

Hanna Hull è un artista e dottoranda presso ICEE (Institute of Creative and Cultural Entrepreneurship) dell’Università di Londra, inoltre, come lei stessa ama definirsi è pazza. La sala ridacchia quando il presentatore la introduce così, alla fine tutti gli artisti sono un po’ pazzi, no?

Eppure quando Hanna inizia a raccontare la sua personale esperienza di depressione e ansia, in sala non ride più nessuno, ancora meno quando presenta rapidamente qualche dato statistico sulla possibilità di avere problemi mentali, i numeri non solo sono alti, ma pure in crescita: la possibilità che in futuro possiamo sperimentare depressione o problemi psicologici più o meno gravi non è remota, mentre nella quotidianità tendiamo a tracciare una linea precisa ed invalicabile tra noi “sani” e loro “i malati mentali”.

Hanna si è dedicata al progetto Madlove, ridisegnare i luoghi predisposti per accogliere le persone quando vanno fuori di testa: gli ospedali psichiatrici.

Purtroppo troppo spesso, come scrive nel sito che presenta il progetto, queste strutture sono più luoghi punitivi che amorevoli. Hanna vuole ridisegnare queste strutture, creare un luogo sicuro dove le persone possono dar fuori di testa, un asilo nel senso etimologico del termine.

Ma come si crea un luogo del genere? Facile, chiedendo ai diretti interessati!

Madlove ha dato il via ad una vera e propria ricerca, una serie di workshop all’interno delle strutture psichiatriche per rispondere ad una serie di domande: come ti fa sentire una buon sistema di “cura”? quale profumo, suono, sapore, aspetto, sensazione tattile ha la salute mentale? Che caratteristiche dovrebbero avere le persone attorno a te?

Sul sito Medlove potete trovare tutti i dati raccolti, sia sotto forma di word clouds, sia di dati .xls liberamente consultabili.

Un progetto molto bello e delicato che riflette sul vero senso di “cura” e si propone di ridare voce e umanità alla pazzia.

Educazione di genere – ELSE

Ran Gavrieli è un educatore e fondatore del metodo ELSE (Wye Level Sex Education), forse lo conoscete già per il suo famoso TEDx intitolato “Why I stopped watching porn” (Perchè ho smesso di guardare il porno).

Questa volta ci ha parlato di educazione sessuale o meglio educazione di genere e di “mascolinità sana” partendo dalla sua esperienza personale di educatore.

Di solito quando entra in una classa disegna alla lavagna tre colonne e chiede ai ragazzi di comunicargli le prime cose che gli vengono in mente: nella prima colonna il termine di partenza è “uomo”, le parole associate sono “forza”, “coraggio” e tutta una serie di concetti che semanticamente possono essere riportati al “potere”.

Ran raggruppa i termini in tre macro gruppi: potere fisico, potere finanziario e potere sociale, e l’uomo nell’immaginario dei ragazzi viene definito dal potere che esso detiene in questi ambiti. Nella seconda colonna il temine di partenza è “donna” e l’immaginario che ne esce è polarizzato tra due figure stereotipate, da un lato la “bella” principessa Disney, dall’altro “l’amorevole” madre.

Infine nella terza colonna il termine di riferimento è “buon essere umano”, il risultato del piccolo esperimento porta a constatare quanto nell’immaginario dei ragazzi “l’essere uomo” ha ben poco a che vedere con la generosità, l’umanità, la bontà, tutti termini che si trovano invece nella definizione di un “buon essere umano”. Una sovrapposizione parziale invece si può trovare tra l’essere un buon essere umano e gli attributi legati alla figura materna. Una riflessione semplice ma molto interessante soprattutto per un paese come l’Italia dove ha infuriato poco meno di un anno fa un maldestro e confuso dibattito sull’educazione di genere nelle scuole.

Ran ci porta a riflettere sui nostri immaginari e sull’educazione dei giovani: cosa vogliamo insegnare alle nuove generazioni? Che l’uomo è definito dal suo potere o vogliamo educare le nuove generazioni ad essere dei “buoni essere umani”?

Hotline per cittadini preoccupati

Ali Can ha 23 anni, è nato nel sud est della Turchia e dal 1995 vive in Germania con la sua famiglia, sfuggita alla repressione dell’alevismo curdo. Ali è il fondatore di un’associazione culturale chiamata “Interkultureller Frieden” (Pace interculturale) e recentemente ha dato il via ad un’iniziativa “Hotline für besorgte Bürger” (Hotline per cittadini preoccupati).

L’arrivo di rifugiati dalla Siria ha provocato in Germania, come in tutta Europa, molta preoccupazione e spesso anche rabbia che è andata ad alimentare un crescente populismo. Naturalmente anche la Germania non è stata risparmiata, come ben dimostrano le ultime elezioni dove il partito di nazionalista di estrema destra AfD (Alternative für Deutschland) ha raggiunto un risultato sorprendentemente alto: 13,2% entrando così per la prima volta al Bundestag.

Le persone sono turbate e arrabbiate, ma come ben sottolinea Ali, i momenti di incontro e confronto effettivo per coloro che si schierano contro la migrazione e i migranti stessi sono pochi o nulli. Spesso esiste un gap tra i cittadini e nuovi arrivati e le gli spazi di azione dei due gruppi si toccano solo occasionalmente. Ecco allora che nasce l’idea di creare un vero e proprio centralino dove i cittadini preoccupati possono chiamare ed esporre le proprie domande: perchè non se ne stanno nel loro paese? perchè non si trovano un lavoro? È vero che percepiscono 45 euro al giorno?
Come potete immaginare i toni delle chiamate non sono sempre calmi e distesi.

Ali ci invita a ricordare che per un vero confronto c’è bisogno di tre elementi essenziali: il primo è il rispetto, occorre essere aperti al confronto e disponibili all’ascolto.

Il secondo è creare un momento di comunicazione, dando spazio all’espressione di punti di vista diversi dal proprio. Ali riflette su come isolare ed ignorare un cittadino rancoroso contro i migranti è una tentazione forte, ma purtroppo è una strada comoda ed errata che non farà altro che mantenere invariata la posizione di partenza se non addirittura rafforzarla. Comunicare cercando di assumere il punto di vista dell’altro è essenziale, non c’è la pretesa di rispondere a tutte le domande, a volte ricorda il ragazzo,  fare nuove domande è molto più importante che offrire delle risposte. Questo è anche il momento in cui Ali ringrazia chi lo chiama: una prima cosa che hanno in comune è che entrambi hanno a cuore il tema delle migrazioni anche se in merito hanno punti di vista diversi.

Il terzo e ultimo punto è concludere con qualcosa di dolce, perché quando offri qualcosa di dolce la risposta che ottieni è un sorriso.

Questo progetto è interessante perché non è il solito progetto a favore dei migranti, ma è l’esatto opposto: un intervento per tutti cittadini che vivono un momento di dubbio e si sentono insicuri. Magari prossimamente sarà possibile creare una hotline anche in Italia!


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