second skin

Sono rientrato domenica da una missione a Fort Portal, una città dell’Uganda occidentale, sui monti Ruwenzori, dove ho affiancato il team di Cute Project.

Cute Project è una onlus torinese presieduta dal Dott.or Daniele Bollero, che da anni lavora nella formazione teorica e pratica del personale sanitario nei paesi in via di sviluppo, in particolare nell’ambito della chirurgia plastica ricostruttiva e nella prevenzione delle ustioni.

La onlus utilizza una serie di strumenti diversi, quali:

  • lo svolgimento di missioni umanitarie a carattere formativo con coinvolgimento diretto dei medici e delle altre figure sanitarie locali mediante lezioni teoriche e pratiche in sala operatoria per consentire l’autonomizzazione del personale sanitario del luogo;
  • l’istituzione di borse di studio in Italia rivolte al personale sanitario dei paesi in via di sviluppo e finalizzate al completamento del processo di acquisizione delle competenze specialistiche;
  • lo svolgimento di attività sanitarie e didattiche a favore delle persone in difficoltà sul territorio nazionale e regionale (attivazione di nuovi ambulatori medici e corsi formativi).

Da diversi anni, le missioni umanitarie di Cute Project sono affiancate da un artista (fino a quest’anno fotografi), a cui, grazie all’attenzione nei confronti dell’arte che l’associazione ha nel suo DNA, viene dato il compito, più che di documentare, di interpretare la missione.

L’anno scorso durante una mia mostra SetUp Art Fair con la Galleria Riccardo Costantiny Contemporary a Bologna, conobbi Daniele Bollero. In quell’occasione esponevo una serie di lavori legati al concetto di identità e genere, foto di corpi e visi, maschili e femminili, tagliati in strisce, in trama e ordito ed intrecciati, una tecnica da me ideata ed approfondita in questi anni.

Daniele fu colpito dal mio lavoro e mi descrisse la mission di Cute Project, entrammo subito in empatia..a pelle (Cute), e da quel giorno iniziammo a frequentarci per dare origine al progetto che avrebbe affiancato Cute Project Uganda 2016: second skin.

Preventivato a giugno, per necessità progettuali, second skin prevedeva due tipologie di intervento, la prima riguardava una serie di scatti fotografici che sarebbero diventati quadri intrecciati su acetato trasparente e su garza, e la seconda parte sarebbe stata la realizzazione di un clip video-artistico di volti e mani al lavoro durante le operazioni chirurgiche.

Ben sapevo che questa sarebbe stata solo la base di pensiero del lavoro, non potevo infatti  prevedere in modo oggettivo ciò avrei visto, percepito e vissuto in una situazione che non conoscevo.

Così è stato, il progetto si è rimodellato in relazione a ciò che è stata l’esperienza e second skin è diventato un progetto suddiviso in quattro fasi.

Fase 1

Dopo la realizzazione quasi casuale di un video girato con smartphone all’aeroporto di malpensa, prima del viaggio,  Daniele Bollero mi ha proposto di realizzare un diario video giornaliero, ogni giorno una tematica proposta da Daniele e da me ripresa, senza montaggi ne post produzione, un diario-video che ha raccontato l’esperienza del team in diretta, giorno dopo giorno, attraverso i social.

È stata una fase molto complessa, non tanto nella realizzazione, quanto nella ricerca di una linea internet stabile, praticamente introvabile a Fort Portal, sia in ospedale che nel resort che ci ospitava nelle poche rimanenti ore di sonno.

La prima fase si è conclusa con il rientro del team in Italia, ma per coloro che volessero approfondire l’esperienza sono disponibili online tutti i 16 diari-video di cui propongo un esempio qui sotto.

Fase 2

La seconda fase ha visto la realizzazione sul campo di una serie di foto, realizzate sempre con smartphone, da me e dagli altri componenti della missione (Marta Cravino, Loredana Silivestro, Paola Curto, Daniele Bollero, Luca Scavino, Edris Kalanze, Massimo Navissano).

In parte già postata sui social ed in parte ancora da postare, mi interessava, in questo caso, l’immediatezza dello scatto, la semplicità e la condivisione del punto di vista degli altri componenti del gruppo.

Lo scopo di questi scatti è stato quello di avere una visione non filtrata di tutte le fasi della missione, le visite ai pazienti, i momenti liberi, la sala operatoria, eliminando il pregiudizio della sua inviolabilità, più che mai in quel contesto, dove il confine tra sala operatoria e la strada era definita dal cambio delle scarpe e dell’abbigliamento specifico.

Gli scatti si possono e si potranno vedere sui profili Facebook delle pagine di Gigi Piana art e Cute Project.

Fase 3

Grazie al contributo di “Collezionissima”, un’associazione di collezionisti di arte contemporanea cha ha lo scopo di divulgare i progetti artistici e sostenere le attività legate all’arte contemporanea, si realizzerà la terza parte del progetto.

La terza fase prevedeva in origine la realizzazione di un videoclip legato al linguaggio della videoarte e descriverà le gradazioni di contatto attraverso una serie di immagini concentrate sui dettagli: visi, mani che operano, medicano, accarezzano, epidermide ustionata, trasformata, curata, ma anche in questo caso il progetto ha preso un’ulteriore direzione! Era troppo forte il mio desiderio di cercare di capire guardando, ascoltando, le immagini riprese si sono dilatate, l’ospedale, il lavoro di cura, ma anche le strade, quella da Fort Portal a Kampala, un percorso nel caos e nelle contraddizioni, tra villaggi e centri abitati, tra povertà, non miseria: l’Uganda infatti ha tanta acqua ed immensa natura, il cibo non manca, manca tutto il resto, a molti, non a tutti.

Sono stato in un centro commerciale di Kampala, ove l’ostentazione di ricchezza era imbarazzante, frequentata, naturalmente da occidentali, da cinesi ed arabi ma anche da una minoritaria componente di Ugandesi (ma non scendo nei dettagli di un viaggio che mi ha profondamente cambiato, lo farò in un’occasione specifica, perchè merita tempo). Insomma realizzerò, grazie anche al contributo intellettuale dei componenti di ramodoro, da interviste che realizzerò con Daniele Bollero, Edris Kalaze (il Chirurgo Ugandese che ha fatto parte della missione, laureato a Pisa e tornato in patria per dare una mano al suo paese in sviluppo e grazie al quale la missione sarebbe stata impossibile), con un Politologo docente al Politecnico di Torino, un documentario, che partendo dal contesto della “cura”, cercherà di esplorare la situazione attuale Ugandese, in grande trasformazione e che merita, a parer mio, di essere approfondita.

Fase 4

Esempio di stampa intrecciata e cucita.

Nella fase conclusiva si prevede la realizzazione di una mostra, che si inaugurerà indicativamente tra marzo ed aprile 2017 negli spazi della Galleria Riccardo Costantini Contemporary a Torino.

L’esposizione ospiterà i video, gli scatti del diario ma si concentrerà soprattutto nella realizzazione di manufatti artistici frutto della rielaborazione delle foto scattate sul campo con fotocamera. Il materiale verrà stampato su garza e su acetato trasparente, poi intrecciato e cucito, utilizzando la tecnica che ho maggiormente approfondito in questi ultimi anni, che ha una forte assonanza con il lavoro di Cute project e che sarà la mia più sincera restituzione (se questo è possibile) dell’intera esperienza, si prevede inoltre di far gravitare in Italia ed all’estero la mostra, per dare la possibilità di far conoscere un grandioso “piccolo” progetto, che parte da una realtà torinese che, senza forti appoggi istituzionali e religiosi, svolge un’attività vera, che ha un’efficacia profonda sullo sviluppo della cura principalmente delle ustioni. Dovete sapere che la casistica in Uganda è molto alta, molti bambini per esempio si ustionano con acqua bollente, fiamme libere, ma ci sono anche ustioni da acidi, pratica diffusa purtroppo.

Fino a due anni fa a Fort Portal non era possibile essere curati, se non in rari casi. Dopo la missione dell’anno scorso è nato un reparto e da quest’anno sarà attiva una sala operatoria con i materiali messi a disposizione dalla Onlus ed utilizzati grazie alle lezioni pratiche effettuate a favore di medici ed infermieri locali.

Il mio istinto e la mia propensione al racconto mi porterebbero a parlare e scrivere per ore ciò che ho visto e sentito, ma, come dicevo, mi riservo di farlo presto, rileggendo gli appunti sulla moleskine che mi ha fatto compagnia nelle poche ore di sonno di fianco a Edris, per ora concludo con una citazione che racchiude alcune delle sensazioni più forti che ho vissuto.

“La bontà, a meno che non sia coniugata con la fantasia, rischia di essere solo mero esibizionismo”

P. Sorrentino – The young Pope

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