Idee che vale la pena diffondere

Spunti per un’antropologia virale

Tutti conoscono i TED talk, il progetto nato nel 1984 come conferenza sui temi della tecnologia, intrattenimento e design, oggi è diffuso in tutto il mondo grazie al suo stile: video brevi della durata di una ventina di minuti che presentano un’idea “che vale la pena diffondere”.

Domenica 19 Novembre si è tenuto a Monaco di Baviera un TEDx, dove x significa che l’evento è organizzato in modo indipendente da un’associazione locale, ma comunque sotto la licenza TED e quindi rispettando il tipico formato. Tra i temi trattati: salute mentale, educazione sessuale e migrazioni, pertanto ho deciso di prendervi parte. Anche se tra gli speaker non compariva alcun antropologo eccomi qui a scriverne.

Fenice – Lettere dal deserto di Gibson

Nelle terre Ngaanyatjarra è da poco terminata la stagione degli incendi controllati. Inizia a fare molto caldo ed il tasso di umidità rasenta lo zero. Diventa sempre più semplice appiccare un fuoco quanto più complicato estinguerlo.

Io ho goduto solo in parte dell’esperienza di questa attività stagionale, in quanto sono entrato da poco a far parte del gruppo dei bush rangers. Spero di rifarmi l’anno prossimo. Tuttavia ho speso abbastanza tempo “out bush” (fuori, nel deserto) durante questa particolare fase del programma Working on Country per iniziare a comprenderne la portata.

Hero

“What makes a hero?” – TED talk di Matthew Winkler

Questo video racconta come in tutte le culture di tutti i tempi, la struttura narrativa di un percorso di crescita, si snodi attraverso fasi che sono sempre le stesse: la chiamata, la fuoriuscita dalla “comfort zone”, la sfida, il ritorno, etc. Esistono dei momenti dell’esperienza che si ripropongono, in letteratura, sempre uguali, dai componimenti epici alle webserie del mondo attuale.

Piccolo lessico del grande esodo

Ottanta lemmi per pensare la crisi migrante.

Qualche giorno fa è stato presentato in tutta Italia il Dossier Statistico Immigrazione 2017una raccolta di dati consistente che restituisce l’immagine di un mondo in cui il numero di migranti è in costante aumento (253 milioni nel 2017, si prevede saranno 469 milioni nel 2050). Strumento essenziale per la comprensione del fenomeno, i numeri sono utili nel comprendere le tendenze che i movimenti migratori assumono, ma non restituiscono la consistenza di un fenomeno complesso che mette in crisi e turba il nostro sentire sociale:

“Fuori da ogni compiacimento ed esotismo, e ben prima di kalashnikov e attentati, il mondo che arriva a casa nostra ci scombina, ci turba, rimescola le carte. Rimette in gioco l’antico fantasma dell’incertezza. Ciò che in fondo non quadra è che il migrante, il rifugiato, con tutta la sua diversità, è umano quanto noi. Ha le nostre stesse aspirazioni al bene e al benessere e arroccamenti sul proprio ethos non dissimili ai nostri. Ha persino i nostri stessi difetti. La sua presenza ci fa sentire doppiamente in pericolo: egli riflette la nostra stessa vulnerabilità umana e al contempo, poiché sappiamo di vivere con più agio, il suo arrivo ispira il timore che qualcosa ci sarà tolto.” (Dubosc, Edres, 2017, p. 7).