Si selfie chi può

Foto: Elisa Muntoni

Nel giro di pochi anni, la mobile photography ha preso la forma di un fenomeno che riguarda milioni di persone. Si tratta di un nuovo codice che supera ogni barriera linguistica e che viene utilizzato per condivide

re, raccontare, testimoniare e manifestare se stessi, alimentando un flusso ininterrotto di immagini che mette in comunicazione gli individui da un angolo all’altro del mondo.

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26 Gennaio – Australia Day?

Il 26 Gennaio 1788 il Capitano Arthur Phillip prese formalmente possesso della colonia del New South Wales, innalzando per la prima volta la bandiera britannica sul suolo australiano, nella Baia di Sydney. Per i successivi cento anni circa, quel giorno fu conosciuto come il giorno dello “Sbarco”, “l’Anniversario” o “la Fondazione”. Nel 1946 il Commonwealth ed i governi di tutti gli Stati australiani si accordarono per l’unificazione delle celebrazioni nazionali nel giorno 26 di Gennaio e lo chiamarono “Australia Day”. Nel 1979 venne fondato il National Australia Day Council, un organo che ancora oggi ha il compito di invitare l’opinione pubblica ad una riflessione più profonda riguardo i traguardi raggiunti dalla nazione e ciò di cui bisogna essere fieri, nonché pensare quale possa essere la via (etica, ma soprattutto economica e socio-politica) migliore per lo sviluppo futuro dell’Australia. Il giorno divenne festa nazionale nel 1994.

La narrazione come dispositivo di cura

La narrazione oggi è uno degli strumenti educativi più accreditati per indagare la conoscenza del sé e sviluppare la comunicazione interpersonale. La possibilità di individuare e sperimentare le molteplici dimensioni della cura in educazione, insieme alla riscoperta dell’importanza del tema dell’ascolto, rappresentano per la pedagogia contemporanea una fonte inesauribile di stimoli e sfide. Nel lavoro educativo, così come in tutte le professioni che si occupano di cura, dare forma scritta a pensieri ed emozioni, cercando di analizzare criticamente la realtà di un contesto sociale esperito da un punto di vista professionale, non è semplice. Durante l’attività professionale, osservare le situazioni da un punto di vista che non sia quello operativo, esterno alla situazione, non è facile: gli eventi travolgono, richiedono un intervento immediato e molto spesso ci si ritrova in balia delle circostanze, senza la possibilità di elaborare e condividere quanto accaduto.

Dentro l’Epifania

Andrea Mantegna, “Adorazione dei Magi”, databile 1497-1500, conservato in Getty Museum di Los Angeles

Epifania e etnocentrismo. Alfonso Maria di Nola spiega la leggenda dei Re Magi.

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, tre figure si avvicinano alla natività. Tre uomini in abiti regali e carichi di doni la cui provenienza e la cui storia si perde nell’oblio del tempo e della leggenda.

Alfonso Maria di Nola racconta dell’evoluzione del racconto dell’arrivo dei Magi nel presepe in un interessante articolo dal titolo I Re Magi e il trionfo sul “diverso”, apparso sull’edizione de La Repubblica del 6 gennaio del 1978 ripercorrendo una narrazione che va indietro nel tempo fino alla mitologia greca (Di Nola ha anche curato la traduzione in italiano e commentato La storia dei Re Magi di Giovanni Hildesheim – Vallecchi, Firenze, 1966).

Nomadi nostro malgrado

Foto: Mareo Rodriguez (Colombia) installazione “Emerging Topographies” Artenelbosco, Santuario di Banchette (BI)

Dello spazio, delle relazioni e della molteplicità.

Da anni, un po’ per lavoro e un po’ per passione, coltivo due interessi: l’Africa e il Piemonte meridionale. Spesso, come in questi ultimi mesi, questi due paesaggi mi tengono occupata in modo parallelo. Il Kenya (dove ho condotto le mie ricerche) e le colline della provincia cuneese (dove abito e lavoro) sono due spazi che mi interrogano sulla mia identità e sulle mie appartenenze. I «ritmi» e le «atmosfere», così come De Boeck ha descritto la la «misticità» che permea gli spazi urbani africani e la loro atmosfera sincopata, sospesa, inattesa ed eccessiva allo stesso tempo (De Boeck 2015), riguardano la relazione profonda che, sin dalla nascita, instauriamo con i luoghi.